(Manuel Alvarez Bravo)
frettoloso sms dice “notte”.
(amore che non sei più amore e che non fai parte della mia vita ma che ancora hai il tuo posto nel mio cuore. come stai? che tempo fa a Torino? dove dormi stanotte? hai cenato? no, le bimbe non sono ancora tornate ma le ho sentire e non dovrebbero tardare…)
colloquio del cuore. silenzioso.
questa casa stanotte sembra più grande del solito. troppo silenziosa. manca il chiacchiericcio delle piccole e anche i gatti sembrano stranamente pacati e assenti. la tv accesa in soggiorno, anche se non la seguo e non l’ascolto. dà un senso di vita e di vissuto. ho aperto un po’ di finestre in questa notte tiepida, con il cielo stellato. questa casa sembra avere troppe finestre, all’improvviso, tanti occhi ciechi che si affacciano su un mondo per me incomprensibile e inaccessibile. lascio che l’aria dal terrazzo mi sfiori le gambe e i piedi nudi. piccoli brividi che scorrono veloci.
nel terrazzo l’aria sembra quasi profumata e tutto scintilla sotto questo cielo stranamente luminoso. passa qualche macchina e questo rumore mi dà un senso di vita e di continuità. dovrei riprendere ad andare a Stintino e superare questo scoglio. mi manca tanto e lo temo tanto. scavalcare la barriera del pensiero, dei ricordi che fanno male e strappano il cuore dal petto, lo calpestano e lo fanno a pezzettini.
devo riprendere la mia vita in mano e darle più armonia, riprendere a fare le cose che mi danno piacere e che mi fanno stare bene. dare consistenza e logica a questa vita che in questo momento è buttata alla rinfusa, senza alcun senso logico, se non la sopravvivenza.
due giorni che non ti sento e mi sembrano secoli. pochi secondi. non ho neanche risposto alla tua ultima mail. stavo troppo male e non potevo. o forse non ho voluto. ma è stato meglio così. tu sai quanto so essere spiacevole e sconclusionata quando mi si chiude il mondo addosso e quando non vedo luce e non sento respiro. amore che non lo sei esattamente, come tutti gli amori asimmetrici, troppo pensato e desiderato e poco vissuto. che mi togli il respiro e me lo ridai. senza tempo, perché ce n’é sempre troppo poco, mi dai tanto poco e sempre tanto, mai abbastanza. e come in un flash ripasso velocemente… le tue mani, il tuo respiro, i tuoi occhi, la tua bocca, il tuo sorriso… la tua risata, quando sgorga spontanea e mi raggiunge il cuore, dove sai… puoi farne quello che vuoi… che mi togli il respiro e me lo ridai, che mi dai i brividi, quelli che scombussolano il corpo, fanno fremere l’anima e mi riconciliano con la vita.
ho sentito questa canzone stanotte in tv, mentre cenavo, cantata da una bimba di 11 anni, che sensazioni mi ha trasmesso, così piccola e così grande allo stesso tempo. tanto tempo che non l’ascoltavo. non sono un’esperta o appassionata della canzone napoletana, ma questa…
la luna è immensa stanotte. notte. dolce e serena. che raggiunga il tuo cuore ogni mio sospiro e ogni mio desiderio.
(post scritto senza un attimo di respiro e senza alcuna riflessione, buttato giù così come veniva dal cuore)
(per chi, come me, ha poca dimestichezza con il napoletano. anche se ascoltando questa canzone non è importante tanto il senso letterale della canzone ma… tutto il resto
Scendi(vieni) con me in fondo al mare a cercare, quello che non abbiamo qua(sulla terra);
vieni con me ed incominci a capire come è inutile soffrire;
guarda questo mare che ci inonda di paure ci sta insegnando ;
ah come si fa
a dare tormento all’anima che vuole volare;
se non tocchi il fondo non puoi saperlo;
no come si fa
deve prendere soltanto il mare che c’è
e poi lasciare questo cuore da solo per strada
sali con me e comincia a cantare
insieme alle note che l’aria dà
senza guardare tu continui a volare
mentre il vento ci porta di là
dove ci sono le parole piu’ belle
che ti prendono per insegnarti
ah come si fa..)
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