Pubblicato da: maria | ottobre 20, 2007

mare e kitesurf

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Ieri mattina mi sono svegliata con la voglia di sorridere e di affrontare la giornata con tutto l’ottimismo di cui pensavo di essere capace.

Sono uscita in terrezza: l’aria era fresca ma c’era un gran bel sole caldo e qualche nuvola. Sono rimasta qualche attimo guardando le persone che passavano, in macchina, in scooter, a piedi. I ragazzi che si recavano a scuola, le mamme che accompagnavano i bimbi alla scuola materna o al nido. Persone che, dopo aver acquistato il giornale all’edicola, affrettavano il passo per non arrivare in ritardo in ufficio.

Vedendo quelle persone, quasi fosse un film, immagini che mi passavano davanti, io esterna, da un’altra parte, in un altro mondo, mi sono chiesta con che spirito loro affrontano l’inizio di una nuova giornata.

Sono rientrata in casa. Avevo deciso di mettercela tutta, in questo venerdì di metà ottobre, affiché le cose andassero per il verso giusto. Quale sia il verso giusto è e rimane ancora un’incognita. Ma fa lo stesso.

Riflettendo con una cara amica sono arrivata alla conclusione che non è giusto farsi rovinare l’umore e la giornata dal comportamento o dall’atteggiamento di terzi. Così cercavo di impormi un certo comportamento, di reggere e sostenere la situazione, quasi stessi recitando una parte. Una parte che stentavo ad imparare, un copione difficile da assimilare.

Nel frattempo una telefonata che aspettavo non era arrivata. Ma io tenevo duro e mi stringevo addosso quella parvenza di buonumore così faticosamente costruito.

Mentre raggiungevo la macchina per andare in ufficio, la prima riflessione. Accidenti a me e alla convinzione che in Sardegna il mese di ottobre sia solo una prosecuzione più dolce e tenue dell’estate… Avevo freddo, la giornata era più fresca del previsto e non avevo scelto l’abbigliamento adatto. Fa niente. C’è di peggio. Non sarà certo un po’ di freddo a rovinarmi questa giornata.

In macchina ascolto la radio in sottofondo e canticchio. Vado a fare colazione nel mio bar preferito, non lontano dall’ufficio, a circa 7 km da casa. Peccato che Giammario, il mio adorato barista, sia in ferie. Paola, che lo sostituisce, mi propina uno dei cappuccini più fetenti e indisponenti della mia vita. Tiepido e acquoso. Non riesco a berlo sino in fondo. E dire che un buon cappuccino, la mattina, è così importante per me. Svolge la funzione di colazione e pranzo allo stesso tempo e deve essere caldo, schiumoso, dolce e con tanto cacao sopra. Ok, oggi non è andata così. Si prosegue.

Arrivo in ufficio ed ho qualche difficoltà a trovare parcheggio. Solita storia, qualche giro e qualche manovra in più, niente di male.

Entro nello stabile e saluto. Facce sorridenti e occhi scintillanti. E’ venerdì, ovviamente. Ed eccomi finalmente alla mia scrivania, dietro al mio portatile. Come prima cosa controllo la posta, un misto di mail di lavoro e personali che confluiscono su outlook dai miei svariati account. Qualche notizia confortante per il lavoro, qualche delusione, qualche scocciatura. La mail che avrei voluto trovare non c’é.

Si prosegue con il lavoro, come se niente fosse. Controlliamo lo stato dei conti correnti, vediamo i pagamenti da fare, se ci sono stati incassi… Mail da inviare, carte da scartabellare, conti e conteggi da fare…

Sentivo negli altri ufficio il parlottare dei dipendenti. La loro allegria da venerdì sprizzava da tutti i pori. La mia cominciava a fare acqua da tutte le parti.

Arrivo alle 13.30 e i ragazzi mi salutano. Vanno a fare la loro pausa pranzo. Rimango sola in ufficio. In me è subentrato, nel frattempo, una specie di stato claustrofobico. Non resisto più dentro quest’ufficio, seduta a questa scrivania, dietro a questo pc, con tre stupidi telefoni (uno fisso e due cellulari) che mi guardano muti. Quasi una presa in giro.

Mi alzo, faccio due passi per gli uffici. Salgo e scendo le scale. Mi risiedo nel mio ufficio, e le pareti sembrano essere sempre più strette e opprimenti. Guardo l’ora. Sono le 14.00. Ho resistito anche troppo. Adesso basta. Sento un maledetto groppo in gola e gli occhi che mi si riempiono di lacrime e mi sembra di implodere prima di esplodere.

Racatto le mie cose, cellulari, chiavi della macchina, occhiali da sole. Chiudo l’ufficio e prendo la macchina. Passo al distributore automatico e faccio benzina. Non vorrei rimanere anche a secco.

A questo punto, senza esitazione, guido velocemente verso il mare più vicino, con il finestrino aperto, nonostante il vento e l’aria frizzante.

Arrivo ad una rotonda e parcheggio. Resto qualche istante in macchina guardando dei ragazzi che fanno kitesurfing, incuranti del freddo e del vento. Il mare è agitato, ma mai quanto i miei pensieri.

Scendo dalla macchina e raggiungo la spiaggia che è lì a due passi. Sventolata dal vento cammino sulla sabbia, guardando la schiuma bianca delle onde, respirando l’aria salmastra. Gli occhi mi lacrimano, nonostante gli occhiali, credo a causa del vento.

In spiaggia ci sono solo io, i ragazzi che fanno kitesurfing e un’anziana coppia di turisti tedeschi in calzonicini corti e sandali. Il posto giusto per riflettere e per fare prendere un po’ d’aria ai miei pensieri che sanno di stantio.

E così sono rimasta per un po’, passeggiando con passo sempre più rapido, lasciando una scia di impronte sulla spiaggia, lottando con il vento, gli spruzzi del mare ed i cattivi pensieri che cominciano ad affollare la mia mente. Con le sneakers ormai piene di sabbia, sabbia fredda e umida. Guardando con un’invidia crescente quei ragazzi che volteggiavano nell’aria, come aquiloni enormi ed eleganti, nel loro volteggiare insinuoso. Apparentemente incuranti di tutto.

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Responses

  1. me piace questo modo di scrivere. la frase corta e precisa. E così, vai cuciendo un bello racconto pieno di vita.

  2. Ciao Melania,
    quello che scrivi riguardo il nostro modo di comportarci,molte volte influenzato da diverse persone,è quanto di + giusto esista.
    Il problema è poi farlo,perchè siamo calati sempre in un contesto che,vuoi o non vuoi,influenza le nostre azioni e il nostro umore.
    Bel post,ti auguro buona domenica (anche se so che come giorno nn ti esalta) e ti lascio un sorriso 😀

    Riccardo

  3. da tempo non leggevo tutto d’un fiato qualcosa…scrivi bene e riesci a trasmettere le tue emozioni. Ho vissuto quelle ore con te…grazie

  4. cara.
    che dire.
    nulla.
    ce lo diciamo spesso e volentieri,no?

    hai fatto benissimo.
    e continua a farlo.
    cerca di volerti bene.
    sempre.
    ogni giorno.
    e ogni giorno sempre di più.

    ti stringo
    rafrabella

  5. …la quotidianità a volte è avvilente, meccanica, rituale come mettersi le scarpe al mattino, aprire la porta di casa o pagare una bolletta in scadenza. E altre volte il pensiero ci allontana così tanto dal reale che sembriamo spettatori di altri mondi, dove tutto scorre sotto i nostri occhi come fosse la pellicola di un film. Ma è forse lì la differenza, quel che fa bella o meno una giornata, un istante. E’ nei nostri occhi e nella nostra sensibilità, nella libertà di di guardare e sentire ogni cosa con rinnovato stupore. Non ci si abitua mai alla bellezza Melania e così, ogni mattino, quando scendo le scale ed è ancora buio, i miei occhi vanno al cielo e guardo in un punto ben preciso, verso est, dove so che troverò sua maestà la luna e le sue ancelle, tre stelle, delle quali una più splendente. E mi fermo un attimo a guardare e penso che ci sono meraviglie che rendono la vita un sogno che contrasta gli incubi, penso alle cose e alle persone che amo, che ho amato e che amerò. Penso che fino a che la luna e le stelle saranno lì, ogni mattino, ed io potrò vederle, penso che fino a che ci sarà amore in me e intorno a me, il sorriso mi scalderà il cuore e, forse, scalderò anche gli occhi della gente che mi guarderà negli occhi…
    un abbraccio e perdonami per questo quasi post…
    Gautier

  6. Io ogni mattina vado a scuola e non faccio chissá cosa, guardo i ragazzi vivaci colarati spensierati un po maleducati, come vorrei avere i loro13anni e ti giuro mi danno il buonumore non riesco a passare le mie giornate se non allegramente…..ma quanta tristezza nel tuo post e nel tuo lavoro.

  7. Davanti a quelle onde..porti sempre un pezzo di me..vero?
    Grazie Mel..un abbraccio..forte..

  8. :: Ti capisco alla perfezione… Odio quei momenti, quelle attese… qui vuoti in cui il nulla ti avviluppa, ti risucchia, e ti senti fatto di niente… un niente che arriva allo stomaco e lo ingoia, che prende il cuore e lo risucchia, lo straccia…comprime i polmoni e toglie loro la capacità di espandersi.
    Purtroppo, anche se mi si potrebbe obiettare “da qual pulpito viene la predica…” il problema di base è uno. Aspettare. Mentre non lo si dovrebbe fare. Si dovrebbe solo lasciar andare le cose facendole prendere il loro verso naturale, senza aspettarsi nulla. Difficile, in alcuni casi quasi impossibile. E non serve fingere per rientrare nel “ruolo” di quella a cui non gliene frega nulla…. impassibile… nell’agire come se nulla fosse, contrapponendo una volontà che invece non si ha. Fingere in poche parole, calzando una maschera.
    No… ci sono tempi, momenti, Dolori che vanno vissuti ed assimilati. forse per poi arrivare solo alla consapevolezza che si deve voltar pagina… che se ci si ritrova in quello stato siamo stati noi stessi ad “infilarci” in quella situazione, col nostro consenso. E se non ci sta più bene dovremmo solo far in modo di far cambiare le cose, anche se magari da un altro punto di vista è l’ultima cosa che vorremmo. Forse si soffrirà ancora di più. Ma sapendo che poi tutto volgerà al termine. Che tutto diventerà altro. O che almeno prenderà una definizione.

    Sì.. domenica “insulsa”… come quasi ogni minuto senza quel battito del cuore. In ogni sillaba dici? … allora mi dispiace… Ma spero… non si sa mai.. continuo a farlo.per l’ultima volta, spero.

    Un bacio. ::

  9. ciao melania! leggendo questo tuo post mi sembra di rivivere le emozioni che in questo periodo sto provando, non so tu ma io ho una gran voglia di parlare di distrarmi ma non ci riesco..cmq se vuoi scambiare 2 chiacchere sai dove trovarmi

  10. io odio stirare…voglio un uomo che adori stirare e che la domenica mi dica”amore,non ti preoccupare,stiro io..tu esci tranquillamente che c’è un bel sole!”..

    ciao mel..:)

  11. quella della foto è l’immagine esatta che ho portato via con me questo pomeriggio

  12. :: Semplice… dico che mi dispiace perché se ti ritrovi nelle mie parole non stai esattamente bene… credo che il minimo sarebbe esser “tormentati” da quel senso di incompletezza e di insoddisfazione, di perenne attesa e di quel tutto in divenire che attende solo un minimo cenno per esser sì… il sì più bello che mai si è conosciuto.
    Un sì che forse resterà un sogno.
    Forse perchè quando i sogni si incontrano, ormai non ci si crede più… e si ha paura che possano svanire… forse per questo non gli si da retta, non gli si lascia spazio… li si uccide.
    Ma non è questa la maturità… dovrebbe semmai esser discernere il sogno dalla realtà… e riuscire a decidere. A scegliere prendendosi le proprie responsabilità, felici e consapevoli finalmente di ciò che si vuole. Amore… lo vivo. Serenità… ovviamente persa e ritrovata solo in alcuni attimi… in cui tutto è lì.. vivo e pulsante… cuore che batte? Dipende da un paio di occhi.
    E non dovrebbe dipendere da niente forse.
    Ma… vedo solo quelli.
    Batte per loro, ed in essi, liquido e vivido, ritrova il battito di quel cuore a cui appartiene.

    C’è da crederci?
    Spero… Perchè non posso farne a meno.

    Un bacio. ::

  13. Nelle mie zone c’è un colle da dove si lanciano in volo parapendii e deltaplani, variopinti disegnano nel cielo stravaganti traiettorie; spesso, quando sono triste, vado a vederli planare e m’incanto a seguirli nel loro errare, tanto d’alienarmi, e per un’attimo riemergono pensieri colorati come quelle vele. Gli aquiloni hanno qualcosa di magico, un potere maliardo, almeno su di me.
    Ciao Carlo

  14. già….apparentemente incuranti di tutto….apparentemente…..non ti consola? un buon lunedì rafforzato perchè mi sembra tu neabbia bisogno!!!

  15. hai davvero un blog adorabile!!!un bacio ;))


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