Pubblicato da: maria | gennaio 27, 2008

il diario di Anna Frank

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Così inizia il diario di Anna Frank il 12 giugno 1942. È il giorno del suo tredicesimo compleanno e il diario è un regalo, che lei chiama Kitty, perché non ha una vera amica e ha l’esigenza di confidare i suoi pensieri a qualcuno che l’ascolti. La famiglia, ebrea, è costretta ad emigrare dalla Germania fino in Olanda, ad Amsterdam, per sfuggire alle persecuzioni scatenate dalle leggi razziali di Hitler.

Dopo l’invasione tedesca dell’Olanda, Otto Frank, il padre, prende in seria considerazione l’opportunità di nascondersi. Il 6 luglio 1942 la famiglia Frank, composta da quattro persone, e la famiglia Van Daan, di tre persone, si chiudono nell’alloggio segreto, situato all’interno della casa dove Otto Frank aveva l’ufficio. Nei due anni seguenti nessuno di loro uscirà più all’aria aperta. All’alloggio segreto si può accedere attraverso un armadio girevole, insospettabile. Ai sette abitanti dell’alloggio, cioè Anna, Otto Frank, detto affettuosamente Pim, la mamma, la sorella Margot, tre anni più grande di Anna, il signor Van Daan, la signora Van Daan e il loro figlio Peter di quindici anni, si aggiungerà il dentista Dussel, ottavo ospite. Gli otto “segregati” sono aiutati da altre quattro persone non ebree, indispensabili in quanto sono loro che portano da mangiare, i libri e altro, sono loro che proteggono i fuggiaschi utilizzando l’ufficio di Otto Frank. Lungo il corso di questa clausura, che per Anna inizialmente è come una vacanza, litigheranno molto, tremeranno ai bombardamenti, trasaliranno a ogni minimo rumore, avranno momenti di speranza alternati a momenti di tristezza. Anna è molto intelligente, sembra già adulta, è costretta ad abbandonare la scuola, gli amici, il vivere “agiato”, a sacrificare la sua gioventù fra gli stenti e la paura. Ma Anna possiede quell’ironia e quella semplicità che le permetteranno di sostenere i duri momenti che l’attendono con una serenità maggiore rispetto ai personaggi adulti. Ella attraverserà tre diverse fasi: la prima, dove è ancora immatura e spontanea, se la prende a ogni rimprovero, mostra addirittura odio nei confronti della mamma e insofferenza nei confronti della petulante signora Van Daan e dello scorbutico dentista con il quale condivide la stanza; la seconda, dove decide di mostrarsi amabile e arrendevole, richiudendosi su se stessa; la terza, dove matura, vive un vero e proprio idillio amoroso con Peter, incontra la fiducia e la voglia di vivere semplicemente guardando il cielo sereno.

Il 1° agosto 1944 è la data dell’ultima pagina del diario di Anna dove lei è combattuta fra le due sue metà: una esuberante, allegra, con la tendenza a prendere tutto alla leggera e l’altra più bella, più pura, più profonda, più sensibile, che lei ha mostrato solo a Kitty. Il diario di Anna si conclude qui, ma la sua vita e quella degli altri no. Vengono scoperti dalla Gestapo il 4 agosto e vengono deportati in vari campi di concentramento tra cui Auschwitz. Anna muore nel marzo ’45, di tifo, nel campo di concentramento di Bergen Belsen, circa tre settimane prima dell’arrivo delle truppe inglesi.

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Questo è stato il mio modo di spiegare alle mie bambine, sin da quando erano piccole, cosa era successo e cosa è avvenuto in uno dei periodi più bui, vergognosi e dolorosi della storia dell’umanità. Così come, a suo tempo, aveva fatto mio padre con me.

Loro hanno amato questo libro, hanno compreso, ed è entrato a far parte della loro vita e della loro memoria, a prescidere dagli insegnamenti scolastici.

E loro, così come me, sanno e non dimenticano.

 

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Responses

  1. gia..
    per fortna ci sono questi documenti che portano la storia fino a noi..perchè non va dimenticata

  2. Ricordo il Diario di Anna Frank come un libro dove si può capire che gli ebrei erano, sopratutto, innocenti. Persone che si trovanno in una situazione propria di “Il Processo” di Kafka. Per loro è davvero dificile capire perchè sono colpevole, quando non c’è nemmeno un giudizio.
    Il mercoledí, 30 genaio, sarà il giorno che, 75 anni fa, Adolf Hitler è arrivato al potere in Germania.
    Un forte bacio, amica.

  3. Io non ho avuto il coraggio di entrare nella casa di Anna ad Amsterdam, l’ho guardata da fuori l’ho fotografata ma é forse l’unica cosa che mi sono persa di quella cittá.
    É un libro che leggeró con mia figlia sicuramente.

  4. anch’io come xeena, amsterdam città di sogno…ma davanti a quella casa non ho potuto far altro che aspettare fuori gli altri

  5. :: Mi accodo. Sembra che tutti abbiam fatto lo stesso. E ad Amsterdam ci ho pure vissuto. Ma non sono mai riuscito ad entrarci. L’importante è che non si dimentichi. E giusto stasera ho rivisto un film che adoro: Schindler’s List. Superbo. Specie il modo di far rivivere quegli eventi, come riesce a restituirti quegli attimi di terrore. La visione delle cose. L’oscurità che permea le inquadrature. I contrasti netti. Le ombre lunghe che solo alla fine si dissolvono. Alla fine e nell’unica nota di colore del film. Che è un istante di poesia. La bambina col cappottino rosso. Atroce e stupendo.

    Ho divagato. Pardon.

    Non preoccuparti… Sì, fa parte di un qualcosa di veramente brutto… ma è passato. Fa parte di esso e non può tornare. Non dico nemmeno “spero”. Perchè in ogni caso è un qualcosa che ho vissuto e che ormai è oltre nel tempo. Consapevolezze nuove e spiagge diverse sono i miei approdi.

    Sabato era una giornata meravigliosa… e per la prima volta ho notato che le giornate si stanno lievemente allungando…

    Respira quella notte… falla tua… così come il sole.

    Un bacio e grazie! ::

  6. la lotta tra le due metà coinvolge tutti quanti noi, anche se leggere cose del genere da una ragazzina di tredici anni fa impressione. Io credo che, così come la necessità è madre dell’invenzione, così le difficoltà affinano precocemente la sensibilità…
    devo dire che a me dà un po’ fastidio questa canea della giornata della memoria…mi sa un po’ di ipocrita. In primo luogo perchè ci sono massacri di uguale gravità e molto più recenti nel tempo (Bosnia e Kosovo, a me idealmente vicini) di cui, dopo pochi anni, nessuno ricorda nulla. E poi perchè queste celebrazioni che concentrano soelnnemente in un solo giorno le celebrazioni sanno un po’ di ricorrenza stantia, tipo 8 marzo festa della donna. La guerra alle discriminazioni dovrebbe essere condotta ogni giorno…boh
    ieri ho rivisto Train de Vie, a proposito di Shoah. se non l’hai visto te lo consiglio vivamente.
    Ben ritrovata. un bacio

  7. non esiste una parola o anche un intero pensiero per poter definire tanto orrore ….mi fermo qui che è meglio
    buon lunedì

  8. ti consiglio un altro libro, molto bello e in tema con il diario di anna frank: “il rogo di berlino”

    meno male che ci sono libri e fotografie. i nostri figli rischiano di dimenticare quello che e’ successo.. noi abbiamo avuto la “fortuna” di sentire i racconti di guerra dai nonni, alcuni dai genitori.. e potendo vedere i loro occhi, i muscoli che si irrigidiscono… ci si rende conto che non potremo mai capre a fondo quello che hanno passato, ma sappiamo che e’ stato orribile, ce ne rendiamo conto.
    ho paura che col tempo questa consapevolezza si andra’ via via dissolvendo.. e che i miei figli o i miei nipoti leggeranno del nazismo e dello sterminio degli ebrei come noi sui libri di storia avevamo letto le imprese di garibaldi, o di napoleone..

  9. Davanti alla foto che hai messo non ho niente da commentare:
    lo sguardo di quei bambini, da genitore, mi fa venire un nodo in gola tremendo……..e non mi riesce di dire nulla.
    Ciao Melany
    Flavio

  10. “e che i miei figli o i miei nipoti leggeranno del nazismo e dello sterminio degli ebrei come noi sui libri di storia avevamo letto le imprese di garibaldi, o di napoleone..”

    Come noi non abbiamo letto nulla dello sterminio degli Armeni. è una cosa normale, nella Storia.
    Anche se loro non vivranno a presa diretta con la II Guerra mondiale, avranno comunque l’opportunità di sapere, e questo è già qualcosa.

  11. Fuori Parigi da noi in Francia avevano costruito la Cité de la Muette, dove ci mettevano i comuisti francesi ma i Tedeschi dopo l’invasione rastrellarono 5000 Ebrei e cominciarono a costruire Gurs, Le Vernet, Pithiviers, Beaune-la-Rolande e Drancy il più spietato dove si moriva di fame e di malattie. Venivano ammassati a centinaia nelle camere, senza letti, con pagliericci di una sporcizia ripugnante distesi per terra. Sui pianerottoli si collocavano secchi igienici perché molti erano troppo piccoli per scendere da soli le scale e andare ai gabinetti che si trovavano nel cortile. Ma soprattutto la cosa sconscertante è che oggi pochi ricordano molti francesi furono loro aguzzini.
    PS: mi è arrivato dritto dritto in fondo al cuore. Mercì.

  12. sono andata a visitare proprio pochi mesi fa, in estate, la casa di Anna Frank ad Amsterdam, e per entrare ho fatto due ore circa di fila, questo per dire come non solo il giorno della memoria, ma anche in un giorno anonimo dell’anno, centinaia di persone passano, e ricordano…
    Confesso che salita fino a sopra sopra, ho avuto un momento che mi è mancata l’aria.
    Buona giornata, Melania.

  13. buon giorno…
    ho letto questo diario quando ero alle medie, perch’ dovevo e senza nessuna spiegazione da parte dei professori, l’ho riletto anni dopo ed ho iniziato a capire…
    e’ sempre nella mia libreria e talvolta mi basta guardare la copertina per ricordare.
    Sicuramente quando sara’ il momento lo faro’ leggere ai miei figli, pero’ assieme a loro, standogli vicino.
    dona

  14. Ho sempre amato questo libro… fin da quando ero bambina…
    è delicato… è speciale…

  15. shalom…

  16. Io di Anna parlerò domani… Spero di essere all’altezza…

  17. tutto bene?

  18. Anche io ho letto questo libro da bambina, su suggerimento di mio padre. Anche io lo farò leggere ai miei figli, per non dimenticare.

  19. ciao Mel, sono tornata da un pò…oggi non combino nulla…Daria studia, prepara la tesi di laurea…io sono stanca, forse mi vedo un film! Buona serata 🙂

  20. Confesso che quel diario è sato letto alle medie, senza coscienza, così come è accaduto anche a Dona, ma è stato facile poi, comprendere e riversare le mie emozioni, quando ho ascoltato le testimonianze di mio nonno, che la guerra l’ha vissuta davvero…
    Non dimenticare è un imperativo da incidere nella nostra memoria e questo libro, la vita di Anna Frank sicuramente sono uno strumento per avvicinarci a quell’orrore che l’umanità non dovrà mai più replicare.
    é stupendo ciò che hai trasmesso alle tue figlie, speriamo che siano in tanti
    Mayra G Louis

  21. Anche io ho letto il diario di Ann Frank alle medie solo qualche pagina e mi è rimasto sempre il desiderio di leggerlo per intero e con la mia attuale preparazione e conoscenza dei fatti… eppure ogni volta che sto per prenderlo c’è qualcuno che mi frena con frasi idiote.

    Oggi a scuola in qualità di rapprensentante d’istituto abbiamo organizzato l’assemblea sulla giornata della memoria e come al solito Ann Frank è stata snobbata di nuovo… credo che il diario di ann frank sia il modo migliore di ricordare quei tragici accadimenti…

  22. Ho letto qst libro più volte, anche da ragazzina…bellissimo…

  23. A me sembra sempre incredibile che tutto questo sia potuto succedere davvero. E proprio per questo farò in modo che i miei figli non scordino mai che è successo

  24. Buona giornata cara Mel!
    =)

  25. Qualche anno fa ho rinunciato ad andare in vacanza; alla guida della mia auto sono andato a Mathausen in Austria e Auschwitz-birkenau in Polonia.

    E’ stata una esperienza che mi ha lasciato un segno profondo, sicuramente un arricchimento interiore, e che mi sento di consigliare.

  26. parto, ci vediamo venerdì 😉

  27. Ciao Melania, buona giornata ora esco col cucciolo poi vado a prendere la cucciola, la porto a ginnastica ritmica e poi chissá….basta che tenga il sole!!!!
    Ciao

  28. Melania, come detto ieri oggi anche io ho scritto di Anne… Se ti va di dire qualcosa…

  29. Il suo diario è stata una delle mie prime letture, da piccola.
    Insieme ai racconti di mia nonna, sui “tedeschi”, ha impresso nella mia mente un orrore che chi non ha vissuto ha almeno il dovere di immaginare e rispettare. Anzi, sopra ogni cosa: ricordare e tramandare.

  30. Mia madre mi ha dato questo libro che avevo 12 anni.
    Avevo già letto la metamorfosi di Kafka, pensavo di aver intuito cosa si potesse provare a sentirsi addosso un grande senso di impotenza per un’ingiustizia.
    Ma era solo un racconto. Era pura fantasia, nata, certo, da un orrore interiore.
    Quando ho letto il diario, sono rimasta atterrita. Per la prima volta capì che l’orrore vero, quello generato dallo spaventoso abbisso delle cattiveria e della voglia di sopraffazione umana, non aveva niente a che fare con il mondo dorato in cui pensavo di esser cresciuta.
    Ricordo quel periodo come un momento di passaggio fondamentale per la mia crescita. Eppure non sono mai riuscita a rileggere quel diario.
    Ma so che, quando avrò un bimbo a cui “spiegare” (non si può realmente spiegare il perchè dell’orrore, dell’accanimento su un essere vivente) l’altra faccia oscura del mondo, leggerò insieme a lui li diario, passo passo, affinchè nessuno mai potrà esser creduto quando gli dirà che tutto questo non è mai accaduto.

  31. a volte trovo il tempo di riaffacciarmi… sai che c’è molta “giovinezza” che ride di ciò e di tutto nelle scuole?… desolante umus per nuove aberrazioni… mai letto… son troppo masochista e vado direttamente a letture da ulcera assicurata… ora torno a farmi rodere dai lupi delle giornate che attravverso… bezito

    • sei stata molto brava fe mi congratulo le tue parole mi sono rimaste nel cuore

      • grazie

  32. notte:)

  33. Buona mercoledi Melania, non ti far prendere dallo stress oggi….scappaaa!!!
    Kiss

  34. Ciao Melania, mi spiace di essere così assente in questo periodo… Purtroppo le parole fanno fatica ad uscire dalla mia testa, perchè i pensieri e le preoccupazioni le tengono imprigionate con catene di acciaio…
    Grazie per i tuoi passaggi da me, sei nel mio cuore…
    Ti abbraccio forte forte.

  35. Un saluto… E un grazie per il commento di ieri…

  36. Ti ho incrociata poco fa sul blog di Moabao-Urdals.
    Il tuo nickname (quasi uguale a una cantante inglese degli anni Sessanta, Melanie Safka, che era carinissima) e le cose sensate che scrivevi mi hanno incuriosito. E così eccomi qui a dare un’occhiata al tuo salotto virtuale.
    Ne approfitto per consigliarti un libro sulla Shoah, un testo insolito ed emozionante. Si chiama MAUS, l’autore è l’americano Art Spiegelman che racconta la vicenda del padre (che fu deportato ad Auschwitz) e il proprio difficile rapporto con lui, che pian piano verrà rinsaldato dalla narrazione del papà. Il libro è a fumetti, ha vinto moltissimi premi ed è un capolavoro.
    (Sul mio blog, parlo di politica libri musica cinema satira fede laicità …sono valdese…Da tempo discuto e discutiamo delle elezioni. E ancora lo faremo)
    Se ti va di passare a trovarmi…
    Intanto, un cordiale saluto

  37. spero che A TUTTI ANNE FRANK LI RIMANE NEL CUORE

    • lo spero anche io


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