Pubblicato da: maria | maggio 1, 2010

lettera (mail) a un amico

mi hai fatto tornare in mente una cosa.
quando è morta la mia nonna paterna, che si chiamava Maria come me, era gennaio del 1984.
mio padre era deputato e si trovava a Roma.
con nonna c’ero io quando è morta. così come sono stata io ad assisterla nell’ultimo triste periodo, in cui aveva perso l’autonomia e la lucidità.
le preparavo da mangiare, la imboccavo, le cambiavo il panno.
tutto questo per amore nei confronti di mio padre, assente,  e di mia madre. sapevo che non sarbbe riuscita a farlo. le sarebbe costato troppo.
non vorrei mai che tutto questo succedesse a mie figlie. so quanto mi è costato e quanto mi ha segnato.
ma allora dovevo e non avevo scelta.
non mi hanno permesso di avere scelta.

mio padre era legatissimo alla madre, anche perché aveva perso il padre nel 1970.
ripeto. era a Roma. nonna morì a metà mattinata e babbo riuscì e rientrare solo con l’aereo da Roma la notte.
arrivò con un mazzetto di violette, comprate la mattina a Campo dè Fiori. il fiore preferito da mia nonna.
violette ormai appassite.

non lo vidi piangere.
quando arrivò entrò nella camera da letto di nonna e rimase lì da solo.

a piangere, credo.
dopo capii che aveva pianto. ed è stata la prima volta.

la seconda è stata quando mamma ha avuto l’infarto.
eravamo nel corridoio dell’ospedale, fuori da terapia intensiva.
non sapevamo se sarebbe sopravvissuta, ci avevano solo detto che l’infarto era stato
devastante.
babbo quello stesso giorno doveva ritirare nell’aula magna dell’università la laurea honoris causa.
è scoppiato a piangere.
e io mi sono ritrovata ad abbracciarlo, consolarlo  coccolarlo come fosse stato un bambino.
spaventato, infelice e terrorizzato.
anche io lo ero.
ma lui più di me.
non avevamo mai avuto questo tipo di confidenza io e lui.
ma in quel momento è venuto spontaneo. ne aveva bisogno. più lui di me.
nella drammaticità del momento, che ha segnato la mia vita con un’ulteriore tacchetta, è stato “piacevole”.
dargli conforto.
dimostrargli il mio amore. cosa che in genere non credo di saper fare.

mi hai fatto venire in mente tutto questo.
io sono così.
nel bene e nel male.
non so negare affetto e amore.
a prescindere da tutto.

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Responses

  1. non cambiare mai, Maria.Un abbraccio

    • io non cambio, Lauretta…
      anche se volessi… sono fatta così…

  2. Quanto mi ha fatto pensare questo tuo post…Gennaio 2000..un viaggio andata e ritorno a Frankfurt am Main per salutare sul letto di morte il padre di mio padre (non l’ho mai voluto chiamare nonno..e mai lo chiamerò così)..In macchina,io e mio padre,in un silenzio da Chiesa nell’Opel Astra pronta a affrontare 15 ore ininterrotte di autostrada..
    Una volta a destinazione c’è stata l’inversione dei ruoli…io genitore e mio padre figlio,chinato e stretto con le braccia attorno al mio collo per cercare protezione e in qualche modo sfogare quella sua disperazione interna..
    Non ho saputo dire nulla in quel momento..nessuna parola avrebbe avuto importanza in quel contesto..mi sono solo limitato a stringerlo forte a me ricambiando quel suo “aggrapparsi” a me..
    Fabio.

    • ciao… noto parecchie cose in comune.
      mi dispiace se con i miei ricordi ho riportato a galla situazioni del passato tristi.
      un forte abbraccio e a presto

  3. Non ho assistito o non ricordo la morte dei nonni: in due casi non ero ancora nato, negli altri due casi ero troppo piccolo e forse ho rimosso quei momenti.
    Ma ricordo i miei genitori nel momento della morte delle loro sorelle e dei loro fratelli.
    Solo ora mi accorgo di cosa è stato per loro trovarsi soli poco a poco, con il solo appoggio di un figlio.
    Solo ora mi accorgo di tante cose…

    • io ho conosciuto tutti e 4 i nonni.
      sono stata fortunata. anche se il mio nonno paterno è morto ancora giovane nel 1970.
      è morto a Milano. ero piccola ma ricordo tutto benissimo.
      è tornato da Milano in nave, dentro la bara.
      si chiamava Stefano ma io lo chiamavo nonno Nuccio.
      se avessi avuto un figlio maschio l’avrei chiamato Stefano.

      capisco cosa intendi. io non sono figlia unica ma… tu sai che… forse è peggio che se lo fossi, per certi versi.
      anche io mi accorgo di tante cose.
      ieri ho saputo che il mio babbo ha una cataratta.
      ecco.
      mi accorgo di tante cose.

      cerchiamo di sorridere, comunque.
      ci proviamo?

  4. Ecciproviamosì!
    Avendo i denti per farlo, ovviamente…

    • un sorriso è un sorriso.
      parte dal cuore, prima di tutto.
      il resto conta davvero poco.
      credici.


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