Pubblicato da: maria | maggio 7, 2010

L’odore del fieno

Me lo ricordo l’odore del fieno alla Certosa di Pontignano. E mi ricordo anche la voce roca di Nada che risuona nell’aria, e il palco del concerto e la gente che c’era, le sue gote rosse e le sue mani calde che cercano le mie, e mi portano via di lì tra gli olivi e l’erba alta.

E poi ricordo che facemmo l’amore su un tappeto d’erba, con le lucciole, e non le stelle, che stavano a guardare. Mi sembra quasi di vedermi alla fine del piacere, esausto e vuoto, mezzo tramortito sulla dura terra, come un viandante investito da una carrozza e derubtato dai briganti. Di quella magica notte ricordo bagliori di fuochi lontani esplosi nel nome di ignoti patroni, una corolla verde che sboccia alta nel cielo mentre il mio cuore è un uccello volato via da una gabbia. E strane cose ricordo, cose da ridere, come un paio di mutandine che non si trovavano più. Inghiottite dal buio. E una fantasia postuma con una volpe che fugge nel folto del bosco stringendo in bocca quel peccaminoso trofeo di femmina d’uomo. Questo ricordo di quella notte. E non è certo l’ultimo ricordo che ho di lei, di Lea voglio dire, no, anzi, è uno dei primi. Adesso è l’unico. E’ un ricordo appuntito come una spina, conficcata dentro il mio cuore, e proprio non esce. Gli altri di ricordi li ho sfrattati tutti, ma questo, di sloggiare proprio non ne vuole sapere. Chissà dove, e chissà quando, si formano i ricordi, chissà qual è il momento in cui il flusso della realtà si cristallizza, prende forma e vita, e diventa ricordo. In genere nevica tra -2 e +2 gradi centigradi, non dev’essere né troppo freddo né troppo caldo. E’ solo in questa precisa forbice che le molecole di acqua in sospensione nelle nuvole diventano cristalli di ghiaccio e si dispongono secondo misteriose geometrie che i matematici chiamano frattali. La stessa cosa secondo me avviene per i ricordi, dovrà pure esistere una forbice entro cui la realtà si cristallizza in ricordo. Non saprei dire quanto lunghe o affilate siano le lame di questa forbice, né quali mani le guidino. So solo che nel tessuto delle nostre vite viene ritagliato il banale, a volte il cruciale, a volte il doloroso, a volte il felice. Senza logica, per farne un assurdo abito da indossare per tutta la vita.

E il ricordo dei nostri corpi in mezzo al fieno, è tutto quello che m’è rimasto di te. Lea.

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Responses

  1. bellissimo.Un abbraccio

    • quando l’ho letto, e mi è piaciuto molto, ho pensato ad alcune persone a cui avrei voluto farlo leggere. fra queste c’eri per l’appunto tu. lo sentivo che ti sarebbe piaciuto. un abbraccio a te.

  2. Non ho mai firmato l’appello contro la caccia alla volpe proprio perchè queste carogne di animali si fregano sempre il trofeo da esibire agli amici

    • grande e unico Oscar… (a me piacciono le volpi… comunque…)

  3. bel testo. un bacio.

    • Nel momento in cui mi arrivava la notifica del tuo commento… ho compiuto gli anni, Fgem caro.
      un bacio a te…


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