Pubblicato da: maria | luglio 12, 2011

Mi ha detto “ti voglio bene”

Sono giornate lunghe queste di luglio. Giornate lunghe e complicate. Per non parlare delle notti. Il caldo sopportato per tutta la giornata non dà tregua neanche dopo il tramonto. Il pavimento trasuda calore e anche il condizionatore fa fatica, boccheggia.

In queste notti mi ritrovo spesso in compagnia di mia figlia. A fare finta di guardare un pezzo di film in tv mentre lei sta al computer. La osservo, ogni tanto, per capire come sta, come sta vivendo e reagendo in questo momento così difficile per lei. Credo sia stata la sua prima delusione. E l’ho vista soffrire come una madre non vorrebbe mai vedere la propria figlia.

Abbiamo superato giornate e notti di lacrime e singhiozzi. Ho ascoltato per ore e ore i suoi sfoghi, a volte umidi di lacrime, a volte asciutti di rabbia. Ho letto nei suoi occhi grandi e scuri la disperazione di un cucciolo abbandonato. La rabbia di una donna che si sente tradita. Ho assistito all’alternarsi di alti e bassi.

Anche per me è stata un’esperienza nuova. Mi è capitato nel passato di soffrire per amore ma non avevo mai assistito (e partecipato?) al dolore di mia figlia. In questi giorni ho ripensato alle chiacchiere fatte con un amico che tante volte ha sottolineato l’importanza che può avere il dire ti voglio bene alla persona che ami (amore in senso lato). Al non darlo sempre per scontato.

Ho cercato di mettere in patica questo insegnamento. Facendo attenzione a non diventare noiosa o logorroica ho detto a mia figlia che le voglio bene, così come le vogliono bene il padre e la sorella. Accarezzandole i capelli, baciandole la fronte.

Ho rispettato il suo desiderio di silenzio di certi giorni e accontentato la necessità di sfogarsi di altri. Pian piano l’ho vista riprendersi. Risollevarsi dall’apatia che rischiava di risucchiarla. Riprendere la sua vita. Ha ricominciato a sorridere e a scherzare. Anche se ogni tanto il suo sguardo ritorna ad appannarsi di un velo di malinconia.

Una notte eravamo in soggiorno, lei seduta sul divano mentre io riordinavo la tavola. Mi ha chiamato con un filo di voce e mi ha guardato negli occhi. Mi ha sussurrato mamma io ti voglio bene… grazie.

Mi è difficile descrivere cosa ho provato in quel momento. Mi si è aperto il cuore. Avrei pianto di gioia. Ma non l’ho fatto. Per pudore. Per ritegno. Perché di lacrime ne abbiamo versato già troppe. E ora è tempo di riprenderci i nostri sorrisi.

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Responses

  1. Si, è tempo di sorrisi 🙂

    • Un sorriso a te.
      E grazie per il “regalo”.
      Ci sta benissimo.

  2. ciao maria, sono contenta di leggerti ancora. io ti capisco, fino in fondo e condivido: è tempo di sorridere!
    Un abbraccio

    • ciao Francesca. So che tu puoi capire infatti.
      Un sorriso e un forte abbraccio

  3. Le lacrime si alternano ai sorrisi.
    E’ da sempre così.
    Ma piangere con chi sai ti ama incondizionatamente lenisce un pò il dolore.
    ciao

    • La vita è inevitabilmente un alternarsi di periodi sereni e di periodi più difficili.
      E’ un dato di fatto.
      Anche se in alcuni periodi si ha la sensazione che le avversità tendano a concentrarsi.
      Io cerco di mantenere integra la mia lucidità senza tralasciare un po’ di ottimismo.
      Vorrei che mie figlie imparassero questo.
      Anche se poi è la vita stessa che lo insegna.
      Che glielo sta insegnando e glielo insegnerà.
      Ne verranno fuori con qualche cicatrice.
      Ma più forti e più mature.
      Buona giornata

  4. Grazie al cielo dai dispiaceri amorosi se ne esce, e alla grande.

    Lei ha superato la sua prova. Voi la vostra. 😀

    • Diciamo che la delusione amorosa, nel caso specifico, non è altro che la punta di un iceberg.
      Anche se a 22 sei una donna e una storia di 4 anni e mezzo lascia il segno.
      Donna da un lato e ancora troppo bambina dall’altro.
      Spero le serva per maturare e crescere.

  5. giorni troppo lunghi, questi di Luglio. e bollenti.

    • Giornate davvero lunghe e questa luce abbacinante sembra lasciare poche speranze.
      Nella realtà le stagioni si alternano.
      Passerà questo gran caldo torrido e si accorceranno le giornate.

  6. Ciao Maria, Mi sono commossa nell’ “ascoltare” il Cuore
    generoso di una Mamma. Il tempo passa in fretta, non possiamo fermarlo
    Ma dire: Ti voglio bene alla persona a noi cara , non è mai troppo tardi.
    Un caro saluto
    Gina

    • Ciao Gina.
      Vedi io sono una persona, quindi anche una mamma, che tende a dimostrarlo il “bene” prima ancora di dichiararlo.
      Però ho imparato, sto imparando, che a volte le persone hanno anche il bisogno di sentirselo dire.
      Specialmente se si trovano in difficoltà.
      Quindi prima di tutto dimostrarlo, anche con piccoli gesti.
      E qualche volta dichiararlo.
      Un caro saluto a te.

  7. arrivo qui grazie (è proprio il caso di dirlo, grazie) al tuo commento e il primo post in cui mi imbatto è un post su un frammento di rapporto madre-figlia.
    non so quanti anni abbia tua figlia ma credo abbastanza grande per provare una bruciantissima delusione.
    (mi sa che di questo commento ne farò un mio post personale, grazie per lo spunto di riflessione preziosissimo!!)
    ho dovuto far a pezzi il rapporto scontrosissimo con mia madre, mentre cambiavo io, per riuscire a ricostruirlo in maniera più vera e soprattutto per farlo rinascere. ora con mamma riesco a parlare un po’ più apertamente e serenamente (quel “po’” per me significa “tantissimo”), mi viene più facile confidare qualcosa in più, ho abbassato la guardia rispetto a certi attacchi passati e… ogni volta mi chiedo: ma quanto ha sofferto lei per le sofferenze di sua figlia? soprattutto in quei momenti in cui ero fisicamente lontana: dai 17 anni in poi (ne ho 31) sono andata via di casa, potrei contare i mesi che ho passato sporadicamente a casa da lei (ma con lei?) e forse potrei arrivare -sommandoli- a 24 o pochi di più?
    mi chiedo quanto possa star male una madre per un figlio in difficoltà soprattutto non potendolo aiutare.

    ecco, io un momento come quello che descrivi nel tuo post l’avrei sognato l’unica volta che sono tornata a casa (studiavo dove ora vivo: 400 km di distanza ma 7 ore circa di viaggio) a piangere sulle sue ginocchia per una cocentissima delusione, mentre lei invece di confortarmi, mi dava -seppur quasi dolcemente- contro.
    ora per fortuna è cambiato molto il rapporto. forse perché sono cambiata io.
    credo che sia difficile esser genitore. ma non è facile nemmeno esser figli.

    grazie, Melania.

    • intendevo: grazie, Maria.
      non so perché ho scritto Melania anziché il tuo nome.

      • forse per il nome del mio blog e questo è stato comunque il mio nick per un po’ di anni.
        Finché ho deciso di riprendere i panni di Maria.

    • @Perennemente Sloggata: il rapporto tra genitori e figli (e soprattutto tra madre e figlia) è troppo spesso sofferto e irrisolto.

      Da me ho creato una sezione, pagina e sottopagine, in cui alcuni lettori (al momento le testimonianze sono una decina) hanno voluto raccontare del loro rapporto con la propria madre.

      Se ti fa piacere, siamo tutti qua:

      http://ilmondodifigenia.wordpress.com/tutto-su-mia-madre-riflessioni-e-bilanci/

      Naturalmente, l’invito è esteso a chiunque voglia condividere la propria storia.

      • grazie! ma posso anche scrivere di quello con papà, eventualmente?

      • Giro l domanda a Ifi.

      • Grazie Ifi per l’invito fatto a Perennemente Sbloggata e a tutti noi.
        Ho letto vari interventi in quella sezione e li ho trovati molto interessanti e toccanti.
        Personalmente ho avuto un rapporto piuttosto complicato con mia madre.
        Ma in questo momento, a causa dell’aggravarsi della sua salute, mi è troppo difficile parlarne.

      • L’idea in effetti era di fare una sezione per le madri e una per i padri, poi siamo sempre travolti dai post successivi e altre questioni, ma con questa tua proposta io rilancerei, e aspetto volentieri il tuo racconto su tuo padre.

        Se quando me lo vorrai mandare non avrò fatto ancora in tempo a predisporre la sezione, potrai postarlo nel settore “Mamma” e poi lo sposterò io.

        Grazie a te e a chiunque vorrà partecipare all’iniziativa.

    • ciao e grazie a te per l’intervento.
      Credo che l’argomento, il rapporto fra madri e figli e in senso più vasto fra genitori e figli, sia molto vasto, complesso e che interessi un po’ tutti noi.
      La mia figlia maggiore ha appena compiuto 22 anni ed è di carattere piuttosto chiuso.
      Quindi io sono stata ben felice che lei abbia deciso di aprirsi con me.
      Io non ho fatto davvero molto se non esserci quando lei aveva bisogno della mia presenza e ascoltarla.
      Cercare di confortarla.
      Hai ragione, è complicato essere genitore ma è anche difficile essere figlio.
      Quando poi ti trovi a essere allo stesso tempo genitore e figlio… ancora di più.

  8. Ho una figlia che a ottobre compirà vent’anni, perciò comprendo bene tutto quello che descrivi e lo condivido. Ora anche la mia sta vivendo un piccolo dramma per motivi di lavoro. E’ lontana da casa, all’estero, e possiamo vederci solo su skype. Non sai quanto mi addolora non poterla abbracciare quando vedo il suo volto rigato di lacrime…questa notte ci ha mandato un messaggio: quel famoso “vi voglio bene, non preoccupatevi per me” che è servito a farci stringere il cuore ancora di più…

    • Mi sono venuti i brividi nel leggere il tuo intervento.
      In questo periodo è capitato anche a me di avere mia figlia lontana e di poterla sentire solo per telefono nei momenti in cui stava male.
      Anche nel cuore della notte.
      E’ stato, nel mio caso, solo per pochi giorni.
      Ma non è stato facile.
      Quindi posso capire. La sensazione del cuore che ti si stringe…

  9. Soffrire noi, è un male che ci accascia, ma vedere soffrire gli altri, magari i nostri figli ( che percepiremo sempre “come creature indifese” ), è assai più pesante da sopportare, una sofferenza che uccide … specie quando sentiamo tutta intera la nostra impotenza di genitori ad aiutarli fino nel fondo delle loro infelicità …
    Nel tuo bel diario di mamma, @Maria, hai scritto parole che non si dimenticano facilmente …. e se ti è di conforto il mio parere, penso ch Tu abbia agito in modo esemplare, rafforzando in tua figlia la certezza “che sua madre c’ è”, e c’ è con la discrezione di una mamma che ha già conosciuto sulla sua carne l’ infelicità e i brutti morsi della solitudine !
    Ieri Amica mia, amavo ascoltare la tua parlantina, oggi …. mi beo del vostro primo sorriso al giorno nuovo … 🙂
    Sì, se si potesse vedere, “standosene nascosti fuori dalla scena”, una “mamma straordinaria” e la sua giovane ed infelice figlia, che si sorridono reciprocamente e ritornano insieme sulla terra rassicurandosi l’ una con l’ altra, che prodigioso spettacolo si potrebbe ammirare …. 🙂

    • Grazie @Bruno. Delle tue parole sempre troppo generose nei miei confronti. :-))

      Io non credo di aver fatto niente di più di quanto avrebbe fatto una qualsiasi altra madre al mio posto.
      Niente di eccezionale o particolare.
      Anzi per come sono fatta io non mi sembra mai di fare abbastanza.
      Resta sempre il dubbio che avrei potuto fare di più e comunque meglio.

      Comunque quel che conta è che sembra che stia tornando un po’ di sereno.
      Nel cuore di mia figlia.
      E questo è ciò che conta.

      • Te l’ ho detto @Maria … c’ è nel blog come nella vita un tempo per piangere, ed un tempo per ridere … e ridere di tutto, anche di noi stessi .
        Come avrai potuto constatare, ora che frequentiamo alcuni blog insieme, se c’ è da scherzare, non mi tiro indietro, anche se non è il mio stile, ma questo modo di ridere mi capita quasi sempre quando la malinconia mi serra alla gola …. ed è una malinconia assurda, irrazionale, mai spiegabile con i fatti della mia vita !
        Mistero dell’ esistenza ?
        Destino mio che pure ho avuto una vita di successi, che vivo accanto ad una donna che ancora ammiro e con due figlie ragazze ( ma che si stanno realizzando sempre più in un lavoro che amano ) che mi adorano ?
        Chissà …. che ne sappiamo noi, ma una cosa la so e l’ ho sempre saputa : ogni vita, o ricolma di successi, affetti, e felicità, o misera, ripiena di sofferenze e fallimenti, “è sempre un attimo sospeso fra il nulla ed il nulla”, un tempo rapido che – come intuì @Quasimodo – ci penetra come un dardo di luce …. ed è subito sera ! Nell’ infelicità che “ci caratterizza tutti”, vincenti che siamo stati o perdenti che restiamo, io mi riconosco interamente e ineludibilmente, nella felicità, che pure ho conosciuto e conosco tuttora, mi sento un estraneo !
        Lo ribadisco : le pagine del tuo diario che hai scritto con la semplicità di una mamma che ha conosciuto il dolore, sono esemplari, le condivido col sentimento e con la ragione !
        Sei una donna cui spesso ami togliere qualcosa, una persona sincera che non disdegna le scelte anche difficili e controcorrente … e credo che, proprio col tuo esempio di vita ( giusta o sbagliata che fu, ma coraggiosa ), sei e resti per le tue due figlie un porto solido sicuro …. una mamma esemplare che da sempre ciò che possiede !
        E se me lo consenti, mi piacerebbe prima che abbandoni la blogsfera ( che non è il mio mondo, anche se vi ho trovato, impensabilmente, amici indimenticabili cui resterò sempre legato, giacchè mi hanno insegnato molto ) vederti mutare l’ attuale tuo avatar, in cui mostri un collo inerme, in un volto di donna che accetta la sfida di vivere, che ama, ma senza infingimenti o deformazioni, la cruda, accorata, ma sempre preziosa esistenza !
        Un abbraccio …
        @Bruno

      • Grazie delle tue parole @Bruno.
        Mi arrivano in un momento particolare e ci stanno proprio bene.
        Oltre che mamma sono figlia e ogni sera vedere mia madre malata mi fa venire una strana tristezza.
        Strana perché senza alcuno sbocco.
        Devo solo riuscire ad accettare la realtà.
        Spero di non abbandonare la blogosfera per un bel po’.
        Nel passato ogni volta che l’ho fatto è stato perché ero in crisi, non stavo bene.
        Questo mondo mi piace, perché io nella vita sono piuttosto timida e in questo modo mi viene più facile comunicare.
        Raffrontarmi con gli altri.
        Mi piace scrivere, mi piace raccontare. A modo mio e senza troppe pretese.
        Per quanto riguarda il mio avatar… ci sono tanto affezionata a quella donna lì che guarda il cielo.
        Forse perché io lo guardo spesso, specialmente la notte prima di andare a dormire.
        E penso… il cielo sta lì sopra tutti noi, vicini e lontani.
        Per certi versi annulla le distanze.
        Per certi versi unisce.
        Vicini e lontani.
        Un abbraccio

  10. Bisogna sempre esprimere i propri sentimenti,specialmente quando i rapporti legano una madre e una figlia.Sai,un pò mi fa riflettere su questo tuo post..mia mamma è una classe ’58,cresciuta con un’educazione alquanto rigida,con la classica mentalità del “i figli si baciano la notte mentre dormono”…Beh Maria,non cambierei mia madre con nessuna delle mamme perchè per me è perfetta così,ma non sai quei baci non dati quanto mi sono mancati 😦

    • Capisco bene. Mia madre non ha mai amato baci, abbracci e “smancerie” varie.
      E anche a me sono mancati quei gesti di affetto.
      Forse per questo non li ho mai fatto mancare a mie figlie.
      Specialmente da piccole.
      Ora che sono più grandi è diverso.
      Non sono una madre noiosa, cerco di non esserlo per lo meno.
      Ma so che in alcuni momenti un abbraccio consola.

  11. Quelle paroline “magiche” non è poi così facile pronunciarle…

    • Hai ragione, Anto.
      Non è per niente facile specialmente se sei di carattere un po’ chiuso.
      Bisognerebbe sforzarsi e dirlo, quando lo sentiamo dentro di noi.
      Quando lo pensiamo.
      Non occorre, ovviamente, dirlo in continuazione.
      Sarebbe superfluo.
      Ma in certi momenti è importante.

  12. amch’io credo che non sia facile dirlo come non sia nemmeno facile abbracciare qualcuno. però ci sono persone che invece abbraccio molto facilmente.
    tendo a diffidare delle persone che ti dicono che ti vogliono bene o ti amano troppo presto o troppo spessp, perché è come se perdesse in valora.
    mio amico ex prete dice che anche i vaffa vanno ponderati, non sprecati.

    • Anche per me è così.
      Per esempio faccio fatica a baciare e abbracciare i miei genitori.
      E mi dispiace.
      Ma credo di essere stata condizionata da un certo tipo di educazione.
      E non ho neanche l’abitudine di abbracciare e baciare gli amici ogni volta che li incontro.
      Dico “ti voglio bene” quando lo penso realmente, ma non lo dico sempre.
      Quando penso che possa fare stare bene l’altra persona o quando mi sembra di scoppiare se non lo dico.
      Sono anche perfettamente d’accordo con il tuo amico ex prete…


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