Pubblicato da: maria | luglio 24, 2011

Ho letto

La morte indolore.

E non intendo la morte che ti porta via senza arrecarti dolore. Ho sofferto, credo di aver sofferto abbastanza in questa mia permanenza sulla terra, e non lo temo. Non parlo del dolore fisico. Quello arriva e se ne va. Mi riferisco al dolore della mente che atterra, si solidifica e non ti abbandona mai. Crea metastasi ramificate che non lasciano scampo.

Per morte indolore intendo quella che non fa soffrire e non dà fastidio a chi ti ha voluto bene, o per lo meno ti è stato vicino. A chiunque tu non vorresti mai fare del male.

Se avessi trovato questa magica formula non sarei più qui a gettare parole che nessuno leggerà. Il fatto è che a questo punto io mi sento come un cadavere in attesa di degna sepoltura. Polveri che desiderano essere disperse nel vento. Non trovo altra collocazione.

E in particolare. A LUI. Non vorrei mai che sentisse alcun peso. Che pensasse forse avrei potuto fare qualcosa di più. (Fare l’amore è un’arte e tu sei un artista… amore mio).

Niente è fattibile. Cosa è la vita? Una breve parentesi fra la nascita e la morte. Per questo non temo la morte.

Si può morire in tanti modi.

A volte anche restando vivi.

E questo è il modo peggiore.

Ho letto. Ho pensato. Ho riflettuto.

Riporto un breve pezzo di una canzone di Amy Winehouse, che oggi ci ha lasciato:

ho tradito me stessa
come sapevo avrei fatto
ti ho detto che avevo dei problemi
sai che non sono brava

e anche la sua canzone, una delle mie preferite.

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Responses

  1. Non farsi passare la voglia di vivere non è meno rock o meno intelligente del “sistema Winehouse”. Però è certamente meno artistico e non ne parla mai nessuno.
    Peggiore o migliore sono categorie false per questo ci fregano così facilmente. Bel post. Otima musica. Pessima vita? Mah.

    • Io sono convinta che spesso è più coraggioso scegliere di continuare a vivere piuttosto che lasciare questa vita prima del tempo.
      Ma allo stesso tempo ritengo che ciascuno sia libero di fare quello che vuole della propria vita.
      Nel caso di Amy Winehouse non è stato stabilito se si è trattato di suicidio o di overdose di alcol e droga.
      Ma considerando la vita che conduceva, non credo ci sia molta differenza.

  2. La vita è un peso per tutti.
    E per alcuni lo è di più.
    Non mi piace il modo in cui AW ha affrontato la vita.
    Sebbene le sue canzoni mi piacciano molto.
    Non è quello il modo.
    E non parliamo di una spiccata sensibilità dell’artista bla bla bla..
    tu hai sofferto molto, io idem.
    Ognuno va avanti a suo modo. Perchè l’importantè è questo.
    Andare avanti.
    E cogliere.

    • Sono d’accordo che l’importante è andare avanti, sempre e comunque.
      Tenere botta.
      Qualsiasi cosa succeda.
      Anche se a volte è davvero difficile.

      Per quanto riguarda Amy Winehouse… mi piaceva la sua musica e mi faceva un po’ di tenerezza.
      Mi piaceva l’artista e non mi sento di condannare l’essere umano.
      Solo rispetto e un po’ di tenerezza.

  3. Maria, la vita è anche convivenza con la morte.
    Che sia quella (futura) nostra, dei propri cari o altre.
    Ci sono tanti modi di morire: Fisica, morale, spirituale, sentimentale, e
    tutti prima o poi veniamo toccati da ciò.
    L’importante avere il coraggio di soffrire fino all’ ultimo giorno.
    Non mi soffermo sulla morte di Amy, perché se a te fa tenerezza a me fa
    montare una rabbia infinita.
    Un caro saluto
    Mistral

    • Condivido in parte.
      Ma non riesco a provare rabbia.
      Mi faceva tenerezza quando era in vita e mi fa tenerezza ora che è morta.
      Non in quanto Amy Winehouse. Ma in quanto essere umano.
      In quanto ragazza fragile di 27 anni.
      Non condivido il modo in cui ha “scelto” di vivere.
      Ovviamente no.
      Che poi ha causato direttamente o indirettamente la sua morte.

  4. Ho troppo rispetto per la vita, per chi lotta con tutte le sue forze per restarci attaccato per poter capire scelte come quella di Amy, perchè scelta o disgrazia che sia, quando si cammina in bilico è facile cadere e lei aveva fatto dell’equilibrismo la sua bandiera.
    Rispetto ogni scelta ma capire no, non ci provo nemmeno perchè non ce la farei mai!!
    Un abbraccio

    • Anche io ho il massimo rispetto della vita e di chi lotta per restare in vita.
      E non condiviso la scelta di quel tipo di vita borderline.
      Per quanto riguarda il capire… non lo so.
      Ho perso delle persone care che hanno deciso di lasciare questa vita.
      Penso che certe situazioni, certe esperienze finché non le si vivono direttamente non le si possano capire.
      Credo che in certi momenti si possa anche arrivare alla conclusione che non c’è più alcuna ragione di restare su questa terra.
      A volte sono decisioni prese in un attimo di smarrimento.
      A volte a lungo pianificate. Lucidamente e coscientemente.

      Un abbraccio a te

  5. E’ difficile accettare certe scelte di vita così apparentemente irrazionali e borderline.
    Anche a me quella povera ragazza ha sempre suscitato tenerezza: da viva e da morta.
    E nutro un rispetto estremo per chi decide di andarsene: risale solo a qualche mese fa l’uscita di scena di un mio parente acquisito.
    Quanto al provare o non provare odio, di mio sono tendenzialmente bonaria, ma c’è una sola persona al mondo (una) alla quale non farò mai sconto alcuno.

    • Sì, Nico.
      La pensiamo allo stesso modo.
      Per quanto riguarda il provare o non provare odio, io m’incazzo e anche molto.
      A volte a torto e a volte a ragione.
      Ma non ho la capacità di serbare rancore.
      Anche verso chi mi ha fatto molto male.
      In genere è così.
      E credo sia un mio grosso difetto.

  6. io non amo perdonare, altrimenti Dio si vedrebbe deprivare del mestiere principale. commino ergastoli morali, depenno persone dalla mia vita. è un difetto, forse. ma non so rinunciarvi

    • Io non so serbare rancore, Stefano.
      A volte vorrei esserne capace.
      Lascio a Dio, o a Chi per Lui, di decidere come meglio crede.
      Do fiducia mille volte.
      Finchè di botto capisco che ho perso il mio tempo e depenno.
      Allora è la fine del rapporto.
      Di qualsiasi natura si tratti.


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