Pubblicato da: maria | settembre 7, 2011

Precarietà (pensieri di settembre)

E non voglio parlare di lavoro, né del mio part-time che vorrei veder trasformato in un full-time.

Parlo della vita.

Siamo tutti precari nella vita. Questo è un dato di fatto. Tutti noi siamo provvisori, temporanei, transitori. Questa è la realtà. Siamo assunti a tempo determinato, ma rispetto alla vita lavorativa c’è una sostanziale differenza: nel momento in cui abbiamo stipulato il contratto,  non c’è stata specificata la durata, pertanto non sappiamo quando questo compito (ingrato o piacevole che sia) ci verrà revocato.

(ma che razza di pensieri mi devono mai venire? Stavo facendo una breve pausa nel giardino dell’ufficio, fumando una sigaretta, con quest’aria tipicamente settembrina, un leggero vento che mi faceva lacrimare gli occhi e mi gettava ciocche di capelli sulla faccia. Mi sono guardata intorno e ho sentito in modo tangibile questa sensazione. Precaria nella vita)

Stabilita la precarietà della vita umana, io non credo che la maggior parte degli uomini vivano e agiscano con questa costante consapevolezza. Mi riferisco alla durata indeterminata. Lo stato di precarietà che mi sono resa conto di vivere riguarda invece un altro aspetto. Un altro significato di questo termine. L’incertezza e l’insicurezza.

Ho la netta consapevolezza di vivere e non penso mai, o quasi mai, al fatto che non so per quanto tempo ancora resterò su questa terra. Per certi versi neanche mi interessa. Mi piace vivere ma credo che la sua bellezza non sia per forza direttamente proporzionale alla sua durata. Ma alla sua densità. Al suo spessore. Al suo sapore.

E oggi ho la sensazione, spiacevole, che la mia vita sia stata diluita in modo eccessivo. Credo di aver sbagliato le dosi, e con il passare del tempo ha perso il suo sapore.

Altra sensazione è quella di vivere sprecando il mio tempo. Non sempre, magari. Ma talvolta sì. Anche perché non mi è ancora chiaro lo scopo della mia presenza sulla terra. Quale sia il mio obiettivo. Per dirla in altre parole: a 50 anni (compiuti) io non so ancora cosa voglio fare da grande.

Troppo spesso io vivo per gli altri e non vivo per me stessa. Mi riferisco ai miei cari, alle persone a cui io voglio bene.

Mie figlie crescono, sono ormai delle donne, ed è implicito che, giorno dopo giorno, hanno sempre meno bisogno di me.

I miei genitori invecchiano e sono consapevole del fatto che non li avrò con me, vicino a me, per sempre (e gli auguro di contraddirmi e di non lasciarmi mai).

Mi piace il mio lavoro, o per lo meno faccio di tutto per farmelo piacere, però non riesco ad accettare la prospettiva di passare il resto della mia vita facendo sempre le medesime cose. Alzandomi alla stessa ora, dal lunedì al venerdì, per andare in ufficio, accendere il computer e… No. La vita, quello che mi resta, non può essere fatta di questo. Accetto anche la routine. Ma la vita non può essere routine.

Pertanto arrivo alla conclusione che nel giro di qualche anno io non avrò più niente e nessuno che mi terrà legata a questa terra. Gli amici, pochi, ci sono e resteranno. Ma questo non mi basta.

So che può sembrare un pensiero utopistico, ma io sto pensando di andare via. Via da qua. Per conoscere altri mondi, altre realtà, altre persone. Fare altri lavori. Per trovare uno scopo. Per raggiungere un obiettivo. Per dare un maggiore spessore a questa vita. Per riuscire a gustarne il suo sapore.

Dove?

Questo ancora non lo so. Un sogno ce l’ho. Un desiderio. Ma per il momento preferisco tenerlo per me.

(si accettano suggerimenti)

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Responses

  1. Cara Maria, il senso di precarietà, e a volte anche d’insensatezza, è una costante nei miei pensieri notturni, nella mia vita. Credo sia anche per questo che mi ostino a scrivere, dando voce a storie e personaggi bizzarri e ribelli e disadattati. Come in fondo poi siamo noi, non è vero?

    Quello che dici sul rifiuto dell’idea di transitorietà è verissimo: la maggior parte di noi preferisce riempirsi la vita di… di cosa, verrebbe da chiedersi, di auto inganni, menzogne di comodo?

    Lasciami concludere con il buon Kerouak:
    “Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo”
    “Per andare dove, amico?”
    “Non lo so, ma dobbiamo andare”.

    • Luigi caro, mi trovi perfettamente d’accordo su tutto.
      Forse per questo io scrivo qua, per esempio.
      Un modo come un altro per dare sfogo a questa sensazione.
      E per comunicare, almeno provarci.

      La frase di Kerouak e bellissima. Grazie per avermela lasciata qui.
      Ti abbraccio

  2. equilibrio. cercarlo.
    secondo più si è vicini al mare, più è facile trovarlo 😉

    • …e mi dici poco, Asp… 😉
      E’ una vita che lo cerco, non proprio una vita, ma quasi…

      Dici davvero? Tu lo sai, no, che io il mare ce l’ho vicino.
      Ne deduco che sono un caso disperato… 😦
      😉

  3. Alcuni anni fa, un amico mi disse più o meno la stessa cosa, voleva cambiar vita, andarsene, voleva addirittura andare in India a fare il missionario ma poi alla fine non è andato da nessuna parte.

    Ricordo anche che gli dissi che era inutile cercare altrove ciò che non si era riusciti ad avere, l’insoddisfazione è un fatto interiore e non dipende dal posto, dalla gente o dalla latitudine in cui ci si trova e di questo ne sono convinto.

    E allora ecco che possa starci anche la sensazione di aver sprecato del tempo, di avere avuto una vita diluita in modo eccessivo, ma perché mai, mi domando? Qualcosa avrai pur costruito e allora, che importa che sia stato tanto o poco? Si può anche ricominciare e, credimi, alle volte vale proprio la pena.

    Anch’io vorrei andar via, ma solo per raggiungere un posto dove ci sia natura e mare. Dico sempre che da vecchietto vorrei prendere una casa a Filicudi, con una terrazza sul mare, un grande tavolo con sopra ogni cosa che mi può servire. Mi sveglio al mattino, m’affaccio e vedo il mare. Che meraviglia!!!

    Ma non cerco altro, se non portare avanti le stesse cose che faccio adesso, magari con dei doveri in meno, con i miei hobby che “purtroppo” sono tanti, dedicarmi di più a me stesso e alle persone care che mi stanno intorno, che poi è la vera ricchezza.

    Per il resto, porterò con me ogni cosa che della vita ho avuto, bella e brutta che sia.

    Potrebbe essere diversamente?

    Ciao, buona serata.

    • Bello quello che hai scritto, Arthur.
      In teoria ho una casa con una terrazza che si affaccia sul mare.
      Un panorama che, penso, la maggor parte della gente giudicherebbe “mozzafiato”.
      Una casa che vivo poco, pochissimo.
      Purtroppo.
      Se potessi viverci sarebbe una dimensione giusta per me.
      Al momento sono costretta a vivere in città in una casa che non amo, anzi che detesto.
      Andare a vivere lì sarebbe una possibilità, per esempio.
      Questa città, in cui vivo, mi sta stretta.
      E’ ovvio.
      Non riesco ad avere più un rapporto sereno.
      La evito.
      Non so che farò.
      So che per il momento seguo quello che mi dice il cuore.

      Notte bella

    • @Arthur: mi ricordo che la mia adorata zietta, all’epoca Lady Ginevra, parlò di questa tuo sogno di vivere in riva al mare in una poesia che ti dedicò all’apertura del tuo blog, ricordi?

      Ah, gran donna la prozia, peccato fosse precaria pure lei! 😛

      • @ Ifigenia: veramente adorabile la tua adorata zietta Lady Ginevra, oltre che tremendamente tremendisia, aggiungo io, ma non è una novità, giusto? 🙂

        Sì, la poesia era magnifica, come tutte le altre d’altronde e comunque sia, se non altro è la riprova che i miei sogni sono sempre gli stessi.
        Riuscirò un giorno a realizzarli?

  4. Salve Maria, ci dai filo da torcere con le tue belle riflessioni,
    ma mi garbano piacevolmente.
    Cosa dirti ,se non che da quando ho iniziato a “respirare”, ho compreso
    che questo “viaggio “non era affatto facile.
    Man mano che viaggiavo la bellezza e l’ angoscia camminavano di pari
    passo. Il senso di questo viaggio, non te lo so dire, sto ancora cercando
    di scoprirlo (senza riuscirci). Non devi andare in nessun luogo, sei già arrivata.
    Un saluto amichevole
    Ombre

    • Dove sono arrivata, Ombre se non so neanche dove voglio arrivare?

      Sono una rottura di scatole, lo so.

      Ti abbraccio

  5. Il senso della nostra vita. Un pensiero impegnativo, direi. Ma che non bisogna mai perdere di vista. Io l’ho sempre detta a me stessa: guardati sempre dentro e quando penserai che stai sprecando il tuo tempo abbi il coraggio di cambiare! Perché la vita è una sola e non è mai troppo tardi per rivoluzionarla. La paura di uscire da binari conosciuti e rassicuranti non ci deve fermare.
    Porta avanti il tuo progetto. Non rimpiangerai mai di averci provato.

    • Ci provo.
      Ci proverò quando sarà il momento.
      Ci provo ogni giorno nelle piccole cose.
      Sono confusa e cerco la mia strada.

  6. Quoto tutto quello che hai scritto, compreso il sogno.
    L’unica cosa che non quoto è la richiesta di suggerimenti: i sogni sono l’unica cosa veramente personale… 🙂

    • Sun, ma questo non vuole essere un sogno e non deve esserlo.
      Io sto facendo progetti.
      Progetto il mio futuro, sperando che non sia troppo remoto.

      • Le tue risposte (al mio e ad altri commenti) mi spingono a proporti un’ulteriore riflessione. Amos Oz nel libro “Lo stesso mare”, dice di un personaggio che “ha cercato la sua identità girando tutto il mondo e poi l’ha trovata nel mare di casa” (cito a memoria). Non voglio confondere i piani, penso di sapere cosa mi stai per dire: che non si tratta di trovare una propria identità ma di costruire nuove esperienze di vita per utilizzare fino in fondo il tempo che abbiamo; ma la citazione mi serve per dare l’idea del fatto che non riusciamo a liberarci facilmente dei “link” che costituiscono la base di quell’ipertesto che è la nostra vita. Non c’è un comando “seleziona tutto” e poi “cancella campo”, che libera la nostra storia e ci fa riavere nelle mani l’intero ventaglio delle possibilità. Lo dico da un lato amaramente (vivendo i tuoi stessi percorsi e cercando analoghi progetti), da un altro lato mi rendo conto che senza tutti questi link non sarei “io”, nel bene e nel male. E sono convinto che la “nuova” strada che sto cercando dovrà necessariamente partire da qui, da dove e da come sono e forse è già partita e non me ne sono ancora accorto…
        Scusa la lunghezza, ma l’argomento mi coinvolge molto e molto 🙂

      • Non ti scusare, per favore.
        L’argomento interessa anche me e il tuo commento è stimolante. Come minimo.
        Forse io ho bisogno di trovare anche una mia identità.
        Almeno in parte.
        Di certo vorrei trovare una “collocazione” in questo mondo partendo da come io sono fatta.
        Ciò non toglie che io potrei anche, parzialmente, modificare il mio modo di essere.
        Di vivere la vita e i rapporti con il prossimo.
        Per esempio dovrei tagliare il cordone ombelicale che mi lega ancora alla mia famiglia.
        Ai miei genitori.
        Ho un rapporto fortissimo con mio padre.
        Forse eccessivo per una donna di 50 anni.
        Inconsciamente ancora cerco la sua approvazione e temo il suo giudizio.
        Ho paura di deluderlo.
        Cose di questo genere.
        Ho il terrore di provare a immaginare cosa mai sarà la mia vita quando lui non ci sarà più.
        Sono una donna autonoma e indipendente ma…
        Devo imparare a vivere di me stessa e per me stessa.
        Non solo. Ma anche.

  7. E’ un post che avrei potuto scrivere io, tanto mi ci ritrovo. Stesse riflessioni, stesse inquietudini…che sia l’età? Anzi, io sono già al passo successivo, quello in cui mi chiedo cos’è che mi lega a questa terra? A parte mia figlia, non mi viene in mente altro. A pensarci, mi sale tristezza…

    • Mie figlie, i miei genitori, qualche amico e il mare.
      Questo mi lega.
      Ma è un legame che va man mano… non so come spiegare.
      La necessità di cambiare aria e vita è impellente.

  8. L’eterna inquietitudine ed insoddisfazione è un atteggiamento interiore che molte persone nella vita hanno: purtroppo per loro! (io appartengo a questo gruppo) perciò credo che “fuggire” non serve, non si fugge da se stessi….
    quello che si può fare, invece, è cambiare ma per cambiare occorre avere coraggio, molto coraggio (o forse una vera forza di volontà) e spesso non lo si ha….
    Tu a 5o anni non sai ancora cosa vorrai fare da grande? Io a + di 60 ho solo capito di non aver fatto le cose che davvero mi sarebbero piaciute o che avrei potuto fare di diverso da ciò che sono o che mi ritrovo ora… le opportunità che non ho colto, le incertezze nello scegliere ecc. ecc. (lasciamo stare i figli, naturalmente che sono tutto un discorso a parte)

    • Non si fugge da se stessi.
      E’ vero.
      Io sarò sempre con me stessa, è una certezza.
      Ma la voglia di lasciarsi alle spalle qualcosa che in certi momenti mi sembra troppo ingombrante, soffocante, asfissiante prende strada.

      Ho voglia di altro.
      Di nuovo.

  9. suggerimenti? magari ne avessi di validi…..

    • Lo so, non è semplice.
      Però io una mezza idea ce l’avrei…

  10. io amo la città. la città è viva sempre, c’è sempre un posto che ti accoglie, che ti offre qualcosa, non potrei farcela senza avere la possibilità di accettare l’offerta. mi piacciono le grandi città, dove la storia degli altri uomini ha lasciato ampie tracce che si fondono insieme e creano sempre qualcosa di nuovo…io da grande mi vedo in una casa finalmente solo mia e in ordine, con un bel po’ di amiche , riuscire a scrivere senza che siano le 6 del mattino, l’università popolare, i cinema, qualche piece teatrale, i libri, magari un cane, le mie figlie con i loro bambini che passano per un the, e A. , maybe.
    in cima a tutto, la salute.
    così sia.

    • Sai io non ne faccio una questione di città, mare o campagna.
      Io vivo in una città di provincia (per darti un’idea circa 120.000 abitanti).
      Ci sono stata anche bene, per certi versi.
      Credo che la mia voglia di cambiare non sia legata strettamente alla mia città.
      Ma a come sto ora io qua.
      Vorrei fare tabula rasa e iniziare tutto da capo.

  11. Precari della vita?
    Vedendo la foto della cena bruciata del post precedente, sono d’accordo!
    :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

    • Non credo di aver capito.
      La foto non è mia.
      Io non fotografo i disastri.

    • Tu metti sempre in dubbio le mie capacità culinarie. 😦

      Il fatto che abbia bruciato la cena non significa NIENTE. :mrgreen:

      Io sono e rimango la miglior cuoca dell’isola… 😉

  12. […] Link al post originale. Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the first to like this post. […]

  13. Credo che le tue sensazioni, i tuoi pensieri siano tipici di una fascia d’età.
    Ovviamente non essendo ancora 50enne riesco a comprenderne solo una parte, avendo altre prospettive e desideri tipici della mia età.
    Però ne condivido il pensiero di fondo.
    PS: sono ancora una figlia ed ho ancora molto bisogno di mia madre anche se sono a 1000 km di distanza da lei.
    Sono altrove per costruire la mia vita fuori dal comodo, comodissimo, guscio familiare ma questo non vuol dire non aver bisogno della famiglia.
    🙂

    • Sono d’accordo con te.
      Forse i miei sono i tipici ragionamenti, pensieri, riflessioni di una donna arrivata a 50 anni e con un matrimonio fallito alle spalle.
      Madre e figlia.
      Con un rapporto stretto e complicato con genitori e figlie.
      Una figlia ha sempre bisogno della sua mamma e della famiglia, questo è poco ma sicuro… 🙂

    • “Una fascia d’età”??? 😯
      Ahahahah!!!
      Questo sì che è un eufemismo!!! :mrgreen:

      • Sono d’accordo.
        Malacqua è stata molto diplomatica… 😦

  14. torno presto se so che tu ci sei

    • Io ci sono, Fgem.
      Ma tu mi stai trascurando.
      Bacio della notte e che sia buona

  15. Cara Maria, ho letto con piacevole attenzione i bei pensieri degli Amici
    blogger, e posso solo dirti che il Tuo stato d’animo è comune a tutte quelle
    persone che hanno la sensibilità di chiedersi il perché calpestiamo per
    un attimo questa terra e poi chiudiamo gli occhi per sempre. Nessuno ti e ci potrà dare attualmente risposte certe.
    Né scienza , né religione, né altro.
    Mi consola pensare che il vero Senso della Vita sia l’Amore.

    Buon fine settimana
    Gina

    • Il senso della vita è l’amore.
      E’ vero.
      Per lo meno è quello che io sento.
      Questo è il modo in cui io vivo.
      Forse proprio per questo sono così inquieta e mi pongo tante domande.

      Buona serata, Gina cara

  16. Quando troverai la tua strada…. lascia delle mollichine lungo il percorso.
    Magari qualcun altro le seguirà !

    • Ok, farò la Polliccina allora…
      Ciao

  17. Io credo che non si debba andare altrove per cercare quello che non si trova qui….quello che non riusciamo a trovare l’abbiamo dentro di noi e sarà in noi ovunque…
    Ma si può andare ” altrove” per cercare nuovi stimoli, per compiere un nuovo compito dopo che quello che avevamo qui si è esaurito. Dopo che i figli sono cresciuti, dopo che il lavoro è diventato noia….
    Io, da anni, coltivo un sogno. Andare altrove per poter aiutare in qualche modo chi ha avuto meno fortuna di me. Lo faccio anche qui, è il mio lavoro, ma vorrei cimentarmi anche in posti dove davvero la sfortuna è pane quotidiano. Non è l’idea di scappare ma quella di passare un pò di tempo portando qualcosa del nostro rovinoso mondo a chi questo mondo lo sogna solo da lontano e spesso muore per arrivarci…

    • L’idea di riuscire a fare qualcosa per chi ha meno di me ce l’ho anche io.
      Il desiderio. Non so se poi riuscirò a portare avanti una specie di progetto.
      A breve termine è un po’ complicato per i doveri della famiglia.
      Mi hanno invitato ad andare in Guatemala, il prossimo anno.
      Ma, ripeto, al momento non so bene se potrò.
      PErò capisco perfettamente quello che dici.

  18. ci sarebbero molte cose da dire almeno io ne avrei tante 50 anni compiuti anch’io e neanche io non sò cosa devo fare da grande sono pieno di contraddizioni e tanti malesseri che mi faccio passare acontentami di un quotidiano decente cosa mi manca ? cosa ci manca ? non lo sò. ma la voglia di andar via c’è è solamente celata da congetture pragmatiche ma ho una voglia folle di rimettermi in gioco in fin di conti sono ancora giovane.Ciao maria è un piacere leggerti veramente un sorriso e anche tu se hai suggerimenti dove andare fammeli sapere.ciao

    • Credo di sapere cosa mi manca.
      Cose forse apparentemente banali ma che io non ho.
      Ma questo è solo un aspetto.
      Il fatto di voler capire cosa si vuole fare della propria vita arrivati a 50 anni è ancora un’altra cosa.
      Il volersi rimettere in gioco.
      Capire cosa si è in grado di fare a parte quello che già si fa.
      Tutto molto difficile. complicato.
      Grazie, sei davvero gentile.
      Un sorriso anche a te.
      A presto.

  19. Avevo provato ad imbastire un commento che potesse essere un consiglio o un parere, ma il tuo disagio è talmente intimo che mi sembrava fuori luogo.
    Spero che tu possa superare velocemente questa fase.
    Silvia

    • Grazie Silvia.


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