Pubblicato da: maria | settembre 13, 2011

L’amaro nel caffè

A volte basta uno sguardo per capire.

L’espressione di quegli occhi fu molto più eloquente di tante parole. E lui è una persona di poche parole. Mi fece un leggero cenno e i suoi occhi mi sorrisero. Cercando di trattenere una sciocca risata di imbarazzo, sedetti sulla sedia al suo fianco. Mi sentivo un po’ impacciata e strinsi fra le mani il libro che stavo leggendo, quasi avesse il potere di darmi forza e coraggio.

(Rilassati, Maria. Fai un bel respiro e rilassati.)

Posai il libro sul tavolino e con le mani mi portai i capelli dietro alle orecchie, ciocche ribelli che continuavano a cadermi sugli occhi. Poi intrecciai le mani poggiando i gomiti sul tavolino e lo guardai negli occhi. Occhi dal colore cangiante, fra il grigio e il verde, che spiccavano nel viso magro e abbronzato. Sentii una sensazione di calore, che partiva dalla gola, e si diffondeva verso il basso. Mi appoggiai allo schienale della sedia, accavallai le gambe e aspettai, in silenzio.

Mi offrì un caffè e accettai. Un caffè macchiato e spruzzato di cacao. E non appena ebbi la tazzina calda fra le mani, mi sentii ulteriormente rassicurata. Con la mano destra indicò il libro e mi chiese cosa stessi leggendo. Gli spiegai che era un libro scritto da un amico. In realtà lo avevo già letto almeno un paio di volte, ma ogni tanto ne rileggevo dei tratti perché avevano la capacità di farmi sorridere. Anche nelle giornate più grigie. E quella era una di quelle giornate.

Prese il libro fra le mani e iniziò a sfogliarlo con interesse. Quindi mi chiese cosa c’era che non andava in quella giornata. E nel frattempo sollevò i palmi delle mani verso il cielo di un azzurro sfacciato in cui splendeva un sole ancora estivo, nonostante fosse settembre inoltrato.

Abbassai lo sguardo sulle mie mani e iniziai a parlare. A voce bassa e facendo una breve pausa di tanto in tanto. Gli raccontai quello che stava capitando nella mia vita, riuscendo a tenere a bada il tremolio della voce che ogni tanto si faceva strada. E in pochi minuti e con poche parole gli riassunsi i miei ultimi 8 anni, soffermandomi appena di più sul presente.

Mi ascoltò senza interrompermi ma con sguardo attento. E io gli dissi cose che sino ad allora non ero riuscita a dire a nessuno, forse neanche a me stessa. Senza versare una lacrima e senza che la mia voce si incrinasse più di tanto.

Quanti anni hai, Maria? Scusa la domanda diretta, ma ha senso, credimi.

50 compiuti. A maggio per l’esattezza.

Siamo quasi coetanei, allora. Hai buona parte della vita davanti a te. Da vivere e da sperimentare. Giorno dopo giorno. E non pensare che io voglia sminuire o sottovalutare la mole di problemi che in questo momento ti trovi a dover affrontare, da sola. Un passo alla volta e riuscirai a sbrogliare questa matassa. Perché anche la matassa più ingarbugliata ha sempre un inizio e una fine.

Mentre parlava lo guardavo assorta. Il tono pacato della sua voce mi infondeva serenità, le sue parole mi rassicuravano.

E oggi ti prendi una piccola vacanza, da tutto e da tutti. E non accetto scuse di alcun genere. Adesso si va al mare, vieni al mare con me. E se vuoi potrai leggere il libro del tuo amico e staremo in silenzio. Oppure potremo parlare per ore. Come preferisci. A seconda di come ti senti.

Con un cenno del viso e con un sorriso incerto accettai. Ci alzammo simultaneamente e ci dirigemmo verso l’uscita. Si fermò alla cassa per pagare il conto. Mi girai solo un attimo per osservare il nostro tavolino con le due tazzine di caffè. In un istante mi resi conto che in quella tazzina avevo lasciato tutta l’amarezza di quella giornata.

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Responses

  1. na tazzulella e cafè… 😉

    • Io di solito non prendo mai più di due caffè al giorno e mai dopo le due del pomeriggio… però… potrei fare un’eccezione…
      Mi fai compagnia, Asp?

  2. Cara Maria, hai lasciato la Tua Anima vagare dentro una voce Amica.
    Hai deposto per un momento la Tua malinconia e ti sei spogliata delle
    Tue pene.Un viso, una voce, parole, che ti hanno avvolto di un attimo di
    serenità e affetto.
    Perché, a Te (in questo momento), questo manca.
    Tutto ha inizio, tutto ha fine, e nel mezzo la fatica di vivere.
    Un abbraccio affettuoso
    Gina

    • Sì, Gina cara.
      Penso che per certi versi sia proprio così.
      Ci sono “cose” di cui non è facile perlare.
      Non si può pensare di riversare i propri problemi sugli altri.
      Non sarebbe giusto.
      E in genere si evita di rattristare le figlie, i genitori, le persone care.
      Quindi quei pensieri restano lì, dentro di noi.
      E in certi momenti fanno male e hanno bisogno di trovare una via di uscita.
      Ricambio l’abbraccio con tanto affetto

  3. Con questo bel finale hai descritto il valore dell’amicizia, quella vera….
    Aquila non è ancora venuto a trovarti? Sarà felice! Che bell’amica che sei…..

    • Tu sei tanto cara, Grazia,
      Il valore dell’amicizia, quella VERA, è immenso.
      No, Aquila non si è fatto vedere.
      Starà svolazzando sulla sua Padania…

  4. Bello!
    Comunque è vero, agli estranei è più facile raccontarsi 😉

    • Mi fa piacere che ti sia piaciuto, Anto.
      Buona serata (e coccole a Tommy… 😉 )

  5. mani libro voce occhi parole.
    sono le parole più usate nel tuo post
    e questo conteggio dice più di quanto sembri.
    mani per toccare la vita, libri per leggerne le mille storie, voce per ascoltare e dire, occhi per essere guardati e cercare, parole per esprimere, esprimersi…
    Dei tuoi racconti mi ha colpito la cura dei dettagli, nessuno lasciato al caso ed alcuni da capire soffermandocisi sopra con attenzione.
    Il tutto mi dà l’idea di guardare dei quadri in cui hai voluto “fermare” per un momento la vita e descriverla.
    L’effetto è molto …coinvolgente…
    🙂

    • Chi mi conosce nella realtà sa quanto io sia timida e quanto possa imbrazzarmi.
      Cercherò di non arrossire… E ti ringrazio. 🙂
      Quello che io faccio, in questo caso per esempio, è di mischiare fatti realmente accaduti con “sogni”.
      Pensieri di pura fantasia.
      In questi casi mi soffermo sui dettagli, come se sgusciassi fuori dal mio corpo e mi osservassi mentre faccio determinate cose.
      Io li chiamo “pezzi di vita”.
      Ed è anche vero che i “protagonisti” di questo post sono il libro, le mani, la voce, gli occhi e le parole.
      Anche questa volta ha colto nel segno… 😉

  6. Che meraviglia, sunlover ha detto tutto e ti ha scritto delle parole straordinarie davvero, buona giornata…con un buon caffè, come quello che sto sorseggiando io 🙂

    • Buona giornata a te, Libera.
      Goditi il tuo caffè mentre io fra poco, prima di entrare in ufficio, mi berrò un buon cappuccino… 🙂

  7. …e poi dicono che il caffè rende nervosi.
    Silvia

    PS: la fotografia però è fuorviante. Sembra essere la vecchietta col giornale la coprotagonista del racconto

    • Diciamo che questo è stato un caffè rasserenante.

      E’ vero, però questa foto mi piaceva e l’ho… adattata alla situazione.

  8. Una scena da conservare, e imprimere nel tuo
    cuore affamato d'”amore”.
    Buon mattino, Maria
    Ombre

    • Buon pomeriggio, Ombre

  9. :*


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