Pubblicato da: maria | novembre 20, 2011

Diversamente abile: dotata di un cuore

E’ una realtà con cui ho dovuto fare i conti molto presto.

Sin da bambina. Volevo amare e avevo bisogno di amore.

Amavo la mia mamma come credo lo faccia ogni figlio. Cercavo i suoi abbracci, il suo calore e il suo affetto.

Ma mia madre non ne era capace. Non ha mai avuto l’istinto materno che ti porta a quei piccoli gesti, a quella sensibilità, ad anteporre il bene dei tuoi figli al tuo.

Sono cresciuta orfana di una madre troppo presa dai suoi problemi e, in seguito, dalla sua depressione.

Delegava. Tutto. Anche il bacio della buonanotte. Non sapeva niente di me e non capiva niente di me. (in certi momenti di rabbia questo glielo rinfaccio… lo ammetto… anche se so che lei, povera donna malata, dopo pochi istanti ha dimenticato tutto).

Verso i dieci anni sono stata male. Ma male davvero. Paura. Paura folle. Panico. Forse l’esame di quinta elementare (mai avuto problemi a scuola), forse il passaggio alle scuole medie. La paura di crescere. Non lo so. Passavo i giorni e le notti a piangere. Piangevo talmente tanto che mi si erano screpolate le palpebre e mi si formarono delle croste. Come sopra a delle ferite.

Nessuno apparentemente se ne accorse. Al limite il mio malessere  venne scambiato per un capriccio (non ho mai fatto capricci).

Ovviamente superai senza problemi l’esame della quinta elementare. Ma il mio malessere non cessò. Andammo in vacanza, come sempre, in montagna, sulle Dolomiti. Nel solito albergo.

Ricordo le notti insonni passate a piangere a letto o davanti alla camera da letto dei miei genitori. Scalza e in camicia da notte ad aspettare che qualcuno si accorgesse di me. Che sentisse i miei singhiozzi strozzati. Nessuno di accorse di niente. Mi convinsi di essere invisibile.

Sono andata alle medie. Apparentemente è passato il malessere. Me la sono cavata. Da sola. Sempre da sola.

Poi, in seguito, dopo la maturità e nei primi anni dell’università, il malessere è ritornato a galla. Un’esplosione. Per tre anni e più ho sofferto di anoressia. Mi è sparito il ciclo, ho mollato l’università ho modificato il mio modo di vivere. Vivere per non mangiare. Con la speranza non ultima di… non so.

Nella mia famiglia non se ne sono accorti, ovviamente. Ho preso qualche sberla da mia sorella (maggiore) che mi beccò a fare schifezze dentro al frigo (chi è a conoscenza del problema può capire a cosa mi riferisco; perdi il contatto con la realtà; vivi in un altro mondo; vivi di sotterfugi, di negazioni, di falsità. Non vivi più una vita. Una specie di surrogato. Una specie). Mi imposero estenuanti visite mediche, analisi di ogni genere pensando che avessi un tumore all’ipofisi.

Solo l’endocrinologo capì ed è stato in parte grazie a lui che ne sono venuta fuori. Mi aveva avvertito che stavo rischiando di non poter più avere figli.

E io volevo dei figli.

Per dimostrare al mondo intero, a me stessa prima di tutto, che sarei stata una brava madre. In grado di dare amore. Di non fare passare a mie figlie quello che avevo sopportato io.

Sono diventata madre. Ho avuto due figlie che amo più di me stessa. Nonostante i problemi, so che mie figlie hanno la consapevolezza di poter contare sempre e comunque su di me. Lo dimostrano e lo fanno.

Ho provato a recuperare il rapporto con mia madre. Ora che è malata credo di averle perdonato tutto.

Mio padre non ammetterebbe mai di essere stato un padre assente  o poco presente. Di avere condizionato la mia vita. Di avermi fatto del male. Lui. Forse l’uomo più importante della mia vita. Forse.

Non rinfaccio niente. So che finché non diventi un genitore non puoi sapere quanto possa essere difficile questo compito. Loro ci hanno provato, sicuramente in buona fede e per certi versi hanno fallito.

Io a volte mi ritrovo a pensare che chi non crede di avere il dono dell’istinto materno o paterno dovrebbe evitare di avere dei figli. Astenersi. Fare altro nella vita. Ma mi rendo conto che chi ha questo problema non si rende conto di averlo. E, probabilmente, ritiene di essere il miglior genitore di questo mondo.

Io mi sono ritrovata con un handicap. Un cuore troppo grande da colmare.

La necessità di dare e ricevere amore e affetto. E non sempre nel modo giusto.

Per questo, forse per questo, ora mi ritrovo sola.

Sola e con un handicap. Dotata di un cuore.

(nella foto: 9 luglio 1989. Maria, Francesco e Giulia. Al colmo della felicità.Giulia è nata il giorno 8 luglio 1989 alle ore 23.23. La foto è stata scattata la mattina successiva. Maria aveva 28 anni, Francesco 24, Giulia poche ore)

Annunci

Responses

  1. Che fatica e che groppo in gola leggere queste righe, Maria.

    • Che fatica scriverle, Rob.
      Ma ne avevo bisogno.

  2. Bellissimo questo ritratto di un rapporto fatto di assenza e di troppo amore che non si sa su chi riversare. Bello e triste.

    • Non so se sia bello.
      Triste penso di sì.
      Cerco di smontare la tristezza e tutte le cause della tristezza.
      Pezzo per pezzo.

  3. Non sei sola, hai le tue figlie, e il tuo amore non sarà mai abbastanza per loro.

    • Certo.
      Ho mie figlie.
      Di 22 e 19 anni.
      Hanno bisogno di me e del mio amore.
      Sarò pazza.
      Ma devo ammettere che nonostante tutto questo non mi basta.

  4. “Mi convinsi d’essere invisibile”
    Mi son salite le lacrime agli occhi nel leggerti.
    Il tuo handicap è identico al mio.

    • Mi dispiace averti trasmesso tanta tristezza.
      Mi dispiace se il tuo handicap è identico al mio.
      Io sto provando con tutte le forze a superarlo.

  5. Che gelo dentro di me nel leggere la prima parte di questa tua esternazione, forse perché purtroppo mi ci rivedo…e penso ai miei figli: credo di essere stata una madre un po’ fredda e presa più “dai suoi problemi” (come scrivi tu) che dalla loro crescita. Questo perlomeno è il senso di colpa che mi porto dietro. Ma tu non immagini quanto io ami i miei figli! A volte, nelle relazioni, ci sono solo difetti di comunicazione e purtroppo ciascuno di noi deve fare i conti con il proprio carattere, la propria indole, il proprio modo di esistere… Un forte abbraccio

    • Grazia cara, non volevo causarti tristezza o fare venire a galla sensi di colpa.
      Io penso che tutte le mamme debbano fare i conti con sensi di colpa più o meno evidenti.
      Non ci sembra mai di fare bene e di fare abbastanza.
      Cerchiamo di fare il possibile.
      Io non ce l’ho con mia madre.
      E le voglio un bene infinito.
      E so che anche lei, a modo suo, me ne ha voluto e me ne vuole.
      Ti stringo forte

  6. Una storia difficile.
    Ma con dei fari che la illuminano.
    Le tue figlie e la capacità di dare e ricevere amore.
    SI può costruire tanto su questo.
    E già questo è un tesoro immenso

    • Le figlie sono un tesoro immenso.
      Questo è vero.
      La capacità di dare e ricevere amore… dipende.
      Sinceramente credo che se io fossi più fredda, se avessi una dura corazza attorno al cuore… credo che starei mille volte meglio.

      • Forse.
        Ma il mondo sarebbe peggiore.
        Ed anche tu,

      • Per certi versi credo tu abbia ragione.

  7. …dotata di un cuore…
    mi verrebbe da dire: che altro serve se non un cuore robusto e allenato, pronto a battere con forza?
    un sorriso :- )

    • Capace di battere all’impazzata, Sun.
      Un bacio
      Grande

  8. Tutte noi mamme dobbiamo fare i conti con i sensi di colpa oppure con il dubbio di non essere stare brave mamme.
    Siamo umane, ma facciamo tutto a fin di bene………
    Buon giorno e buon inizio di settimana,
    Luciana

    • Buon pomeriggio e buon inizio settimana a te, Luciana

  9. Credo di poterti capire: a volte è come se il cuore ti scoppiasse, avresti tanto da dare, ma sembre che a nessuno interessi… ti senti addirittura ridicolo, quasi in colpa ed ha tanta voglia di piangere. E allora tieni tutti li in attesa di qualcuno, se verrà mai, che sia in grado di coglierlo… Un abbraccio.

    • Mai restare in attesa.
      Mai crearsi aspettative.
      Un abbraccio

      • Sono d’accordo, ma è un consiglio difficile da seguire… riguardo al tuo commento al mio post è vero che fondamentalmente la differenza d’età non è un problema, però ora credo che per questo mio attimo di debolezza dovuto al pensiero delle convenzioni sociali lei non si fidi più di me e non so se riuscirò a recuperare e tanto meno come farlo 😦

      • Cerca di seguire quello che ti detta il cuore.
        A volte non sbaglia

  10. bellissima foto. anche se il tempo passa, quello che in quel momento è stato, è stato per sempre, da lì all’eternità.

    • Grazie.
      (mi sono commossa…)

  11. mia figlia più grande soffre di disturbi alimentari, anoressia. alle volte va meglio alle volte peggio. vuole il controllo assoluto sul suo corpo convinta di dominare così la vita. mi sono chiesta se sia stata colpa mia o di suo padre che è quanto di peggio si possa aver avuto. o forse non è colpa di qualcuno, è che non siamo perfetti, non siamo robotizzati, io ho avuto una madre dura, eppure quella sua durezza mi ha permesso di affrontare il peggio, non sono stata dura con le bambine, ho dato loro tutto quello di cui sono capace. se poi è troppo poco amen. ho più benzodiazepine nel sangue che globuli rossi oltre non posso andare. spero che rimanga dentro di loro la capacità un domani spero molto lontano di prendere in mano la vita e saperla rivoltare.

    • Anche nella mia famiglia ci sono problematiche relative a disturbi alimentari.
      Ovviamente mi sento in parte responsabile, colpevole.
      Io con mie figlie non sono stata dura, neanche un po’.
      Senza dubbio avrei dovuto esserlo di più.
      Ma avevo la maledetta paura che gli potesse mancare il mio affetto.
      Io auguro a loro tutta la serenità e la felicità che io non ho avuto.

  12. Post intenso e soprattutto molto coraggioso.
    Un saluto affettuoso

    • Un saluto affettuoso a te, Pass

  13. Ho letto queste righe con una stretta al cuore. Immagino che scriverle ti sia costato molto: non è mai facile parlare delle ferite che, forse, non si sono del tutto chiuse e perciò fanno ancora male. Quel bisogno d’amore ne è la diretta conseguenza. Quel tuo cuore ha troppo sofferto e, a buon diritto, reclama attenzione e calore. Spero che parlarne con noi alleggerisca la tua tristezza.
    Un forte abbraccio

    • Mi è costato abbastanza diciamo.
      Ma provo a parlarne proprio per esorcizzarle.
      Grazie, un forte abbraccio a te

  14. Da parte di uno che ha avuto una madre come la tua e un padre alcolista: grazie.

    • Un abbraccio


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: