Pubblicato da: maria | novembre 26, 2011

Riflessione notturna

Soffrire significa limitare le proprie capacità.

Restringere il proprio orizzonte.

Precludersi un futuro.

Fossilizzarsi in uno stato di malessere permanente.

Crogiolarsi nello stare male.

E scoprire (ri-scoprire) la goduria del non mangiare.

Tutto ciò è estremamente pericoloso.

Il dolore lucido porta a tutto ciò.

E’ preferibile sprofondare in un dolore capace di esternare il tutto anche in atti vandalici.

Il dolore lucido porta a ristampare dentro di sè ciò che è successo per un numero illimitato di volte.

Meglio dare fuori di testa, darsi o prendersi una randellata (@Bruno… conto su di te) e continuare a fare finta di vivere.

E allora perchè io continuo a soffrire?

Senza alternative e senza via di scampo.

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Responses

  1. Solo poche ma fondamentali parole( per me, ovvio)
    Ti sei mai chiesta … cosa sarebbe la vita senza la sofferenza?…
    Sarebbe piatta e incolore.
    Devi solo centellinare il tuo soffire per renderlo più malleabile nel tuo cuore Gli altri purtroppo non possono aiutarti
    A ciascuno la propria croce.
    Un abbraccio di sostegno
    Mistral

    • Sono d’accordo sul fatto che nessuno è in grado di aiutare chi soffre e che ciascuno deve fare i conti con il proprio dolore e con il modo di gestirlo.
      Non so cosa sarebbe la vita senza la sofferenza.
      Credo di averne fatto grandi spanciate e forse per questo vorrei un attimo di tregua,

      Ti abbraccio

  2. Cara Maria, so di che parli. Io forse reagisco al contrario di te, io esterno, io mangio di più ma credimi, il dolore è lo stesso.

    Io ho imparato però anche a rispettare il diritto della sofferenza a entrare dentro di noi: lui entra, resta un po’ e, se non deve combattere contro la sua esistenza, dopo un po’ va via.

    Io non gli oppongo resistenza, semplicemente continuo a vivere. Io sono stata capace, per una delusione d’amore, di continuare la vita normale e sorridere mentre, in contemporanea, le lacrime mi uscivano senza ritegno.

    Avevo una grande consolazione: sapere che sarebbe finita. Quei dolori non sono eterni, sono solo atroci. Anche quella di riavvolgere il nastro e rivivere mille volte la stessa situazione, facendoci del male, purtroppo credo sia un passaggio obbligato.

    Tu deve solo pensare una cosa: che prima o poi anche questo, come tutto, passerà. Sofferente sì, disperata mai.

    • Anche io continuo a vivere.
      Faccio tutto quello che devo fare.
      E cerco di non fare pesare a nessuno il mio stato.
      Anzi credo che quasi nessuno se ne renda conto.
      Lavoro, mi occupo della casa, delle figlie, dei mie genitori.
      Ho un sorriso per tutti.
      Quello che vivo dentro lo so solo io.

      Credo non sia giusto etichettare il mio stato come una delusione d’amore.
      E’ molto peggio.
      L’amore non si sa mai quanto dura.
      Mentre l’amicizia potrebbe – dovrebbe – durare una vita.

      E’ questo l’aspetto che mi fa stare peggio.

      • Anche l’amicizia è una forma d’amore e sì, hai ragione, la botta è anche peggiore. In questi anni di blog ho avuto due dispiaceri, uno da un amore, l’altro da un amico.

        L’amore l’ho completamente dimenticato, l’altro è una ferita ancora aperta, e che fa un male cane, anche perché davvero non c’era un motivo al mondo che finisse così.

        Anch’io però continuo a vivere, a fare nuove amicizie, a mantenere le vecchie…

      • Ci sono casi in cui le due sfere per certi versi si sovrappongono o dove i confini non sono netti ma sfumati.
        Forse sono casi rari.
        Ma succede.
        Questo credo sia il dolore più feroce.
        Il cuore, la mente e la carne soffrono e stridono e non trovano pace.

        Io non smetto di vivere.
        E’ un mio dovere.
        Ho delle responsabilità.

        Ma faccio una fatica immensa.

        Sono quelle situazioni in cui sento la necessità, fisica e mentale, di andare in letargo.
        Non esserci per niente e nessuno.
        Sotto il piumone e cercare nel calore del proprio corpo una risposta a troppe domande rimaste inevase.

        Ho una voragine dentro.
        In questo momento è così.

      • Non credevo che fossimo così simili…

      • Allora mi dispiace per te.
        Spero tu non sia così simile a me.
        Io sono… pessima…

      • Io mi sono spesso definita “emotivamente emofiliaca”: per dirla in breve, nun me passa più!

      • A chi lo dici…

  3. Una randellata è un po’ troppo…
    Ma liberarsi, sfogarsi, sarebbe una cosa giusta.
    Non ti basterebbe un pizzicotto ?

    • Un pizzicotto?
      No, non basta.
      Ci vuole ben altro per me…

      • Lo supponevo…
        Qualcosa di meno cruento ?
        Che so… farsi bionda e riccia ?
        Almeno i ricci attenuerebbero eventuali capocciate !

      • I ricci ce li ho già a dire il vero, quindi non ho bisogno di farmeli.
        E c’è anche qualcosa di biondo… cosa devo fare?

      • Vediamo un po’….
        Io una volta ho trovato giovamento ad intingere le patatine fritte nella panna.
        Insomma, serve qualcosa che distragga !

      • Patatine fritte nella panna?
        No…. per favore…
        Un suggerimento meno terribile no?

      • Eppure la ragazza che serviva al fast food mi notò e mi sorrise…

        E se ti prendessi un pesce rosso ?
        NON DA MANGIARE !

      • Ci credo che ti notò….
        (sorrise o si sganasciò dalle risate?)

        Pesciolino rosso? Ho 5 gatti e un cane… pensi che andranno d’accordo?
        (io adoro il pesce… DA MANGIARE!!!!)

      • Ed allora…. triglia intinta nella panna !

      • Possiamo eliminare la panna?
        (non mi piace la panna, a dirla tutta… ma neanche un po’…)

      • Bhè, ma allora rifiuti lo shock teraupetico…

        Spigole ed ostriche che shock sarebbero?

      • Se ci aggiungessimo del Berlucchi ghiacciato sarebbe un ottimo shock… (spigole non di allevamento, mi raccomando…)

      • Rigorosamente !
        Vada per questo shock allora !

      • Ok, ci sto.

        Spigola sarda?

      • Spigola sarda.
        Appena torno a Budoni, prenoto…

      • Mi fai fare tutti questi km? Sino a Budoni?
        Uomo egoista….

  4. Ciao Maria,
    non ho risposte né ricette per te, come per me.
    Io dal canto mio mi limito a lasciarmi vivere, giorno per giorno.
    Vivo, come seduto sulla sponda di un fiume e guardo la mia vita scorrere come l’acqua del fiume.
    Forse un giorno qualcosa cambierà, forse no.
    Un abbraccio
    Claudio

    • Grazie Claudio per essere passato a trovarmi.
      Io non accetto di lasciarmi vivere.
      Io voglio vivere la mia vita.
      Giorno dopo giorno la voglio vivere assaporandone il gusto.
      Questo vorrei.
      Ti abbraccio

  5. “Il dolore lucido porta a ristampare dentro di sè ciò che è successo per un numero illimitato di volte.”
    è una dannata verità.
    forse non ci son parole per farti stare meglio adesso, ed è anche legittimo che tu viva questo momento e che tu lo viva nella maniera in cui lo stai vivendo..anche se forse non ti potrà essere di consolazione, sappi che ti capisco..

    • Grazie.
      Un abbraccio

  6. arriverà l’ ora dove si smette di soffrire così come per incanto tutto svanisce te l’ auguro di cuore ciao notte. zè

    • Grazie Zè… un abbraccio e buona serata

  7. Cara Maria, il tempo della sofferenza, purtroppo è
    sempre una costante della Vita. Non abbiamo gli anticorpi giusti per poterla
    sconfiggere, ma possiamo incontrarla sul suo terreno, cercando di
    farcela per un attimo “amica” ( così respireremo un po’ meglio)
    Un forte abbraccio
    Gina

    • E’ quello che sto provando a fare, Gina cara.
      Un forte abbraccio a te

  8. Leggere queste parole mi rinfranca un po’, in un periodo della vita in cui le mie capacità decisionali spaziano dal lancio dalla finestra all’ingestione di cocktail ammazzaelefanti.

    • Bisogna uscire dal tunnel della disperazione.
      A qualsiasi costo.
      E’ un dovere verso noi stessi e verso le persone che ci vogliono bene.


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