Pubblicato da: maria | luglio 20, 2011

Niente da perdere

Non aveva niente da perdere. Forse qualcosa da guadagnare. Ma di questo ancora non poteva esserne certa. Comunque accettò l’invito, dopo aver tergiversato un po’. Dopo aver velocemente valutato i pro e i contro, mentre sul viso manteneva stampato il sorriso per quei momenti. Il suo sorriso migliore, scelto per quell’occasione e sapientemente dosato e misurato. Le mani strette sui gomiti, quasi avesse freddo in quel caldo venerdì di giugno. Senza abbassare lo sguardo neanche per un attimo, neanche per errore. Senza neanche un battito di ciglia.

Quindi entrò nel portone di casa, salendo le scale a piedi e contanto i gradini, rampa dopo rampa. Assaporando e godendo di quel fresco con quel retrogusto di muffa e di umidità. Cercò le chiavi nella borsa ed entrò nell’appartamento. Aveva dimenticato la luce dell’ingresso accesa, come spesso le succedeva. Ad attenderla sul tappeto dell’ingresso, un vecchio tappeto persiano ormai diventato sottile e impalpabile, trovò il suo gatto Pampù che la guardò con occhi severi, quasi un silenzioso rimprovero. Poggiò la borsa sul pianoforte a muro e si chinò per prendere in braccio il gatto. Cominciò a picchiettarlo con le dita sulla testa e a grattarlo sulla gola. Pampù iniziò a ronfare e lo sguardo di rimprovero sparì dietro gli occhi socchiusi.

Andò nella sua camera, poggiò il gatto sul letto e quindi si spogliò velocemente. Non aveva tempo da perdere (niente da perdere si ripeteva nel frattempo). Si buttò sul letto a pancia in giù e accese il portatile, allungò una mano, prese il telecomdano poggiato sul comodino e accese l’aria condizionata. Serata calda. Controllò la posta, con sguardo impassibile. Niente di nuovo, niente di interessante. Niente da perdere. Quindi diede uno sguardo veloce al giornale poggiato sul letto. Le previsioni del tempo. Ogni tanto controllava l’ora sul cellulare, tutto sotto controllo, tutto in perfetto orario.

Sotto lo sguardo impassibile del gatto aprì l’armadio e iniziò a scegliere il vestito da indossare quella sera. Niente di appariscente o di esagerato. Tutto assolutamente e sapientemente dosato. Niente da perdere, del resto. Tubino nero. Non lo metteva da un po’, perfetto per quella sera. Dalla scarpiera tirò fuori i sandali argentati, tacco non esagerato, niente di esagerato, tutto misurato, tutto pianificato. Mentre Pampù iniziava a sbadigliare e a stiracchiarsi scelse con la stessa cura e precisione anche la biancheria intima. Quindi prese l’accappatoio e si diresse in bagno per fare la doccia. Il gatto la seguì tenendola d’occhio costantemente.

Rientrò in camera dopo pochi minuti con i capelli avvolti in un telo di spugna. Verificò il cellulare, l’ora e le eventuali chiamate perse. Pettinò i capelli ancora bagnati, guardandosi attentamente nello specchio. Latte detergente, tonico, contorno occhi, crema per il viso, crema per il corpo. Tutto di seguito, senza alcuna pausa o esitazione. Niente da perdere. Quindi si asciugò i capelli con il phon, ciocca dopo ciocca, ricciolo dopo ricciolo, passando velocemente le dita fra i capelli. Il gatto le stava accucciato vicino e la guardava da dietro gli occhi socchiusi.

Raccolse i capelli con un nastro e iniziò a truccarsi davanti allo specchio. Niente di esagerato, quasi invisibile, tutto misurato. Correttore, fondotinta, fard, mascara e gloss. Niente di più, niente di meno. Niente da perdere. Quindi libero i capelli dal nastro e si vestì velocemente. Prese dall’armadio una piccola borsa in pelle argentata e ci mise dentro l’essenziale, cellulare, sigarette, accendino, fazzolettini di carta e le chiavi. Nel frattempo Pampù si era addormentato acciambellato sulla sedia a fianco al comò. Prima di lasciare la stanza si spruzzò una nuvola di profumo e diede un’ultima carezza al gatto. Sonnecchiava e parve non accorgersene.

Squillò il campanello della porta. Puntuale, pensò. Lasciò la camera da letto e andò nell’ingresso. Si fermò davanti allo specchio posto sopra alla vecchia cassapanca. Si guardò per qualche istante, controllando che tutto fosse a posto. Nel frattempo il gatto l’aveva seguita e la guardava dal basso verso l’alto. Incrociò il suo sguardo, severo e un po’ perplesso.

Niente da perdere?

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Responses

  1. Niente da perdere, esatto.
    I primi appuntamenti, o meglio il primo appuntamento rappresenta la summa dei fremiti che ti fanno sentire viva.
    Niente da perdere e tutto da guadagnare.
    Ma è solo l’inizio.
    I conti verranno dopo.
    Ma occorre proprio pensarci prima?
    🙂

    • Cerco di chiarire.
      Quello che ho scritto non è autobiografico.
      C’è qualcosa di me.
      C’è la mia casa, il mio gatto, le mie abitudini, i miei gesti.
      Ma quella donna non sono io.
      Io sono istintiva, anche troppo.
      Io seguo il cuore e sono sempre poco razionale.
      E’ un “esperimento” fatto tempo fa.
      Che ho voluto rivisitare ieri.

  2. Tra fantasia e realtà leggo tra i tag. La vita è proprio questo: una serie di esperienze che vanno vissute senza porsi troppe domande. Quelle arrivano poi…con il tempo…

    • Per “tra fantasia e realtà” io intendo quanto ho detto nella replica a Malaqua.
      Prendo la mia casa, il mio gatto, i miei gesti e le mie abitudini.
      Questa è la realtà.
      La donna, il comportamento della donna, il suo apparente cinismo è fantasia.

  3. mettersi a rischio.

    • Si rischia sempre nella vita.
      Si rischia e si può vincere o perdere.
      Io in genere perdo.

  4. “Niente da perdere”, certo, se “cogli l’attimo”…
    Ma il problema, per me, è propriola definizione di “attimo” e soprattutto la sua estensione temporale reale, cioè soggettiva. In altre parole, se un attimo che doveva essere un attimo mi dura una vita, qualcosa di certo ho perso…

    • Ciao Sunlover e ben arrivato qui da me.
      Mi piace la tua interpretazione di “cogli l’attimo”.
      E le problematiche relative alla durata soggettiva dell’attimo.
      Come minimo fa riflettere.
      Un po’ mi spaventa.

  5. Uno sguardo su un “interno giorno” quasi da sceneggiatura ( ci hai mai pensato? Pensaci Melania.) Ma lei aveva già perso qualcosa dall’inizio; domandarsi se c’era niente da perdere e rispondersi di no con un ritmo costante nell’arco delle ore indica chiaramente l’esistenza di un dubbio non risolto. Il gatto è la coscienza segreta della donna, quella che non ha sesso ma lo contempla. Sinceramente io ci girerei sopra un film serio o una piece teatrale d’impegno. Mi è piaciuto questo post. Molto

    • Quando ho letto il tuo commento sono rimasta senza parole.
      E’ proprio così.
      Esattamente così.
      Lei aveva perso molto.
      A lei in quel momento forse sembrava di aver perso tutto o quasi.
      Se hai perso “tutto” non hai più niente da perdere?
      Reagisce con apparente cinismo.
      Come ho già detto prima, la casa è la mia, il mio gatto (la coscienza segreta, per l’appunto), i miei mobili, i miei gesti e le mie abitudini.
      Il resto è fantasia. O per lo meno…. E’ come io non riesco a essere. E forse non voglio essere.
      Il ritmo costante sta proprio a indicare che, nonostante l’apparente freddezza, sicurezza, il cinismo latente della donna, lei sta naufragando in un mucchio di dubbi.
      Ti ringrazio Enzo. Troppo gentile.

  6. La protagonista regge molto bene la scena che poi come già hai
    spiegato tu è solo forzatura.
    La location è accogliente e il gatto lo adoro (li amo tutti).
    E la mano della regia, ha certamente reso il momento un bel
    “prodotto”.
    A presto
    Mistral

    Ps
    Enzo mi ha ispirata

    • Grazie.
      Per certi versi sono affezionata a questo post.
      Non so bene il motivo.
      Per quanto riguarda i gatti… a parte Pampù (che è un gattone tigrato rosso) ne ho anche altri…
      Buona serata

  7. in genere oerdi, dici,
    ma la volontà si resistenza, la lotta armata dei desideri, ti tiene sveglia e vivA?

    • Senza dubbio, resisto o per lo meno ci provo.
      La lotta armata dei desideri mi tiene fin troppo sveglia e piuttosto viva.
      E non so se sia un bene.

  8. tutto ha senso fino a quando resta eventuale, nel realizzarsi svanisce nei contorni e perde potenza, quel che sarebbe è infinitamente più fascinante di quel che è o è stato

    • In certi casi sì, Stefano.
      Nella “favola” raccontata sì.
      Anche nella vita capita.
      Ma non sempre.
      A volte la reatà supera il desiderio e la fantasia.
      E poi dimenticare è un’impresa.

  9. un bel ritratto, il quadro di una giornata apparentemente normale, banale invece nasconde un significato importante, il guardare sempre l’ orario trasuda ansia e agitazione sedata da gesti quotidiani, il gatto che è li come un severo e attento osservatore pronto a redarguire e giudicare come fosse coscienza .bella impostazione buona la regia. un piacere aver scoperto il tuo blog mi piace leggerti ciao a presto nazzareno.

    • Grazie Nazzareno.
      Buona giornata
      A presto

  10. Sai una cosa?
    Quella donna che non sei tu mi assomiglia tantissimo.
    La tua casa, il tuo gatto, le tue cose. Ed io, come un’aliena in una vita non mia.

    • Quella donna non sono io, infatti.
      Ma ha qualcosa di me, ovviamente.
      Forse è quello che io, in alcuni momenti, vorrei diventare.
      O forse no.

  11. ih ih 🙂 che curioso! non aprivo il tuo blog da qualche anno almeno, e cosa ti ritrovo? un vecchio post che già allora mi era piaciuto molto ma che ora sto apprezzando ancora di più!
    un caro saluto!

    • Ciao.
      Avevo messo il blog in freezer per un po’ e ho ripreso a scrivere da poco tempo.
      Grazie e a presto
      🙂

      • io di scongelare il mio non me la sono sentita, lo considero sì come una bella pagina, ma una pagina ormai chiusa del mio passato.
        Così, anche se ho indugiato non poco prima di prendere una decisione definitiva, alla fine ne ho aperto un altro.

      • Capisco la tua scelta.
        Io sono molto legata a questo blog.
        Quando l’ho congelato, rendendolo privato, l’ho fatto comunque per brevi periodi.
        In momenti in cui non riusci a stargli appresso e non avevo voglia di scrivere.
        Verrò a trovarti per vedere il tuo nuovo blog.


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